Debiti e pestaggi in carcere, il boss di Fuorigrotta Giuseppe Troncone ha sfilato dinnanzi al gip per l’interrogatorio di garanzia dopo il blitz che ha disarticolato nelle scorse ore una vasta rete di smercio di droga nelle carceri italiane.
Il reggente dell’omonimo gruppo di via Caio Duilio ha respinto gli addebiti dinnanzi al gip: la sua difesa è affidata agli avvocati Antonio Abet e Andrea Lucchetta. Troncone, figlio del boss Vitale, è stato tirato in ballo da Emanuele De Pasquale, al centro dell’inchiesta partita proprio dalle sue rivelazioni nate a seguito di un pestaggio subito in carcere per i debiti di gioco accumulati.
Secondo le risultanze investigative, Giuseppe Troncone, all’epoca dei fatti detenuto nel carcere milanese di Opera, sarebbe stato al centro di una vasta rete dedita all’approvvigionamento e lo stoccaggio di cocaina insieme a ras del clan Mazzarella, Gionta e dei Ferrara-Cacciapuoti Di Villaricca.
Pur avvalendosi della facoltà di non rispondere, il giovane ras ha provato a chiarire alcuni punti, sostenendo che fosse proprio De Pasquale, ormai travolto dai debiti, a cercarlo per avere aiuto e che lui avrebbe solamente cercato di mediare tra l’ex sodale e i creditori ma non organizzando alcuna spedizione punitiva.
