Non solo le immagini terribili diffuse per primo dal quotidiano Domani e poi riprese da altre testate: esistono altri video, altre foto, altre immagini dei pestaggi dei detenuti al carcere di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile 2020 ancora «più raccapriccianti e quelle ce le ha solo la Procura». A dirlo questa mattina in conferenza stampa Samuele Ciambriello, il garante regionale dei detenuti che ha incontrato i giornalisti insieme al garante del Comune di Napoli Pietro Ioia e quella della provincia di Caserta Emanuela Belcuore.

La garante dei detenuti di Caserta

Proprio la Belcuore parla anche di quanto accaduto i giorni successivi alle botte subite da chi si trovava rinchiuso nel penitenziario Francesco Uccella. «Sono balzata dalla sedia quando diversi familiari di detenuti mi hanno parlato di un blackout elettrico nell’istituto e che i detenuti stessi non hanno potuto guardare la tv, e che i quotidiani regolarmente pagati non erano stati distribuiti. Ci è stato raccontato che alcuni agenti avrebbero riferito ai reclusi di voler dare loro i giornali, ma togliendo prima le foto degli agenti raggiunti da misure cautelari». Ora però, aggiunge la garante dei detenuti casertana, a Santa Maria Capua Vetere «c’è maggiore serenità, l’ho constatato visitando ieri il carcere sono stata ieri. Ma la paura rimane, i detenuti sono ancora spaventati». Non risulta invece alla Belcuore che gli agenti abbiano chiesto ai detenuti di ritirare le denunce. Sulla recente visita di Matteo Salvini con l’incontro con gli agenti penitenziari, la garante afferma: «Venga a trascorrere una giornata con noi e basta parlare di Campania come terra di camorra, basta essere considerata la discarica di altre regione. Ed è stato anche fuori luogo ciò che ha detto sui garanti (“hanno rotto le p… ‘’disse Salvini tempo fa ndr.)». Attualmente i detenuti pestati a Santa Maria Capua Vetere trasferiti in altri istituti penitenziari, anche piuttosto lontani, sono oltre 30 «senza una spiegazione. C’è preoccupazione da parte delle famiglie, che per un anno sono state costrette a fare delle videochiamate per parlare con i parenti detenuti e ora, quando si aprono le porte delle carceri, si prendono i detenuti e spostano a 600 chilometri di distanza».

La richiesta di incontro al Dap

Il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, quello di Napoli Pietro Ioia e quella di Caserta Emanuela Belcuore chiedono «un incontro con il capo del Dap Bernardo Petralia, il vice Roberto Tartaglia, con Gianfranco De Gesu, responsabile nazionale detenuti e trattamento e designato dal Ministero per la commissione interna per appurare i fatti di Santa Maria Capua Vetere e a Carmelo Cantone», quest’ultimo provveditore reggente delle carceri campane dopo l’uscita di scena di Antonio Fullone anch’egli destinatario di un provvedimento cautelari per i fatti dell’aprile 2020. Ciambriello, il primo a inoltrare le denunce per quanto successo dopo aver ascoltato le testimonianze di alcuni detenuti coinvolti nei pestaggi e loro parenti, oltre a chiedere il ritorno a Santa Maria Capua Vetere dei detenuti trasferiti, lancia un allarme: «Stanno accadendo dei disguidi nelle carceri campane in alcune si fanno entrare i familiari, in altre c’è il limite dei figli fino a 14 o 18 anni, in altre nulla. Chiediamo poi il completamento della campagna vaccinale e l’accesso dei volontari esterni, mentre alla magistratura di sorveglianza chiediamo di ridare i permessi per chi già ne beneficiava».  «Quanto accaduto a Santa Maria Capua Vetere è stato una cosa eclatante, ma non è accaduto solo lì» ribadisce il garante dei detenuti di Napoli Pietro Ioia che ha subìto un trattamento simile anni fa al carcere di Poggioreale nella famosa “Cella Zero’’. «Ma – aggiunge – ora queste cose lì non accadono più. Tantissimi agenti di Polizia penitenziaria fanno sino in fondo il loro dovere». La richiesta dei garanti e delle associazioni che si occupano delle istanze da detenuti chiedono amnistia e indulto visto il sovraffollamento delle carceri, una percentuale bassa di riabilitazione per mancanza di opportunità e in generale un sistema penitenziario che in Italia continua ad aver delle falle.

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