Girava per il santuario di Pompei, arrestato latitante: era ricercato in tutta Europa

Pompei, arrestato un ricercato internazionale [Immagine di repertorio]
Pompei, arrestato un ricercato internazionale [Immagine di repertorio]

A Pompei i carabinieri del posto fisso santuario hanno arrestato un cittadino polacco, da tempo ricercato in tutta Europa. L’uomo è accusato di numerosi furti commessi nel suo paese di origine. Durante una delle quotidiane pattuglie a piedi svolte per garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti al santuari, i militari dell’arma hanno notato il 35enne allontanarsi con fare sospetto verso la casa del pellegrino e lo hanno bloccato per controllarlo.

L’uomo arrestato a Pompei

I militari hanno constatato che si trattava effettivamente di un ricercato colpito da una pena ancora da espiare in Polonia, motivo per cui veniva arrestato presso il santuario di Pompei. L’uomo farà rientro nel proprio paese per continuare la permanenza in carcere.

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Ieri mattina all’alba i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Militari supportati in fase di esecuzione dal 7° Nucleo Elicotteri di Pontecagnano, dal Nucleo cinofili di Sarno e da quelli dei Comandi di Napoli, Caserta, Brescia, Taranto, Ferrara e Monza-Brianza.

Il provvedimento ha disposto la custodia cautelare in carcere a carico di 23 persone e  arresti domiciliari nei confronti di altre 13 persone. Sono ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di traffico di sostanze stupefacenti e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti commessi nel periodo compreso tra gli anni 2015 e 2016. Al contempo, eseguiti decreti di perquisizione personale e locale e notificate contestuali informazioni di garanzia – a carico di 5 indagati in stato di libertà.

L’OMICIDIO E LA PARTENZA DELLE INDAGINI

L’operazione si è svolta principalmente in Scafati e poi in Boscoreale ed altri per altra causa comuni del territorio nazionale. I soggetti interessati erano già detenuti ovvero attualmente residenti o dimoranti. Le indagini si sono sviluppate partendo rispettivamente da due episodi criminosi verificatisi a Scafati. Tra questi l’omicidio del pregiudicato Armando Faucitano, ucciso a colpi di pistola il 26 aprile del 2015 in piazza Genova e l’attentato dinamitardo posto in essere la notte del 29 marzo 2016 ai danni del bar “My Love” di in via Pasquale Vitiello. All’epoca dei fatti gestito da Teresa Cannavacciuolo, nota per i suoi precedenti legati allo spaccio di stupefacenti.

I DUE GRUPPI CRIMINALI

Dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia, infatti, è emersa l’esistenza di due distinte associazioni finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Entrambe operanti sul territorio del Comune di Scafati e aree limitrofe e rispettivamente dirette da: Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrento; Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo, Raffaele Squillante e Salvatore Squillante.

Entrambi i sodalizi, il primo dei quali è risultato essere anche rifornitore del secondo, gestivano le piazze di spaccio e i circuiti di clientela. Inoltre erano accomunati dall’esistenza di rapporti familiari al proprio interno, che rafforzavano il vincolo associativo tra i sodali.

I RAPPORTI CON I CLAN DI CAMORRA

Nel caso dell’associazione costituita intorno alle figure di Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino. Sono stati altresì documentati rapporti, tenuti prevalentemente dallo stesso Barbato, con soggetti appartenenti o contigui ai clan camorristici operanti nella zona Matrone di Scafati e Aquino-Annunziata di Boscoreale.

 

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