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lunedì, Febbraio 6, 2023
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Sciopero dei benzinai, Giorgia Meloni non contratta: file ai distributori per fare il pieno

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Avrebbero aspettato un segnale positivo fino all’ultimo minuto i benzinai per fare dietrofront sullo sciopero, ma la Premier Giorgia Meloni non contratta; stamattina le prime file per il “pienone” pre sciopero. All’alba della protesta dei benzinai i distributori di benzina si riempiono di macchine preoccupate per l’imminente sciopero che colpirà gli automobilisti d’Italia per le prossime 48 ore.

I benzinai avevano invocato la Premier per un ripensamento sul decreto Trasparenza sui prezzi di benzina e gasolio, Giorgia Meloni però non molla esclamando che: “Il provvedimento è giusto e non si torna indietro“. Lo sciopero quindi si farà, avrà inizio questa sera e durerà 48 ore. Già da questa mattina si vedono i primi “effetti collaterali” della protesta: file fuori i distributori di benzina per assicurarsi un serbatoio pieno in questi due giorni di sciopero.

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“Nessuno vuole colpire la categoria”

Giorgia Meloni non ha intenzione di trattare sul decreto Trasparenza sui prezzi di benzina e gasolio e da Algeri spiega: “Li abbiamo convocati già due volte, il governo non ha mai immaginato provvedimenti per additare la categoria dei benzinai ma per riconoscere il valore dei tanti onesti. Poi la media del prezzo non diceva che erano alle stelle. Sono state molto poche le speculazioni. Ma non potevamo tornare indietro su provvedimento che è giusto, pubblicare il prezzo medio è di buon senso. Su altro siamo andati incontro“. La Premier infatti si dice più che convinta sul provvedimento preso nei confronti dei prezzi di benzina e gasolio sottolineando che: “nessuno vuole colpire la categoria“. Nel frattempo però, durante il fine settimana, il prezzo è aumentato: benzina self service a 1,84 euro/litro, 1,98 sul servito e il gasolio a 1,89 (2,026).

E’ confermato quindi lo sciopero che vedrà chiusi i distributori di benzina dalle 19 sulle reti ordinarie e dalle 22 sulle autostrade. Sono stati vari i tentativi di Faib Confesercenti, Fegica e Figisc-Anisa Confcommercio per evitare la protesta; a 24 ore dal suo inizio infatti hanno rispiegato i motivi con una nota: “il Governo, invece di aprire al confronto sui veri problemi del settore, continua a parlare di ‘trasparenza’ e ‘zone d’ombra’ solo per nascondere le proprie responsabilità e inquinare il dibattito, lasciando intendere colpe di speculazioni dei benzinai che non esistono“. Giorgia Meloni però è ferma sulle sue scelte e pare non aver nessuna intenzione di trattare sul decreto Trasparenza.

I motivi dello sciopero dei benzinai 

Nonostante il primo incontro a Palazzo Chigi avesse convinto i benzinai a sospendere lo sciopero, le due riunioni successive si sono dimostrate “fatali”. Urso ha cercato di allentare la tensione “ammorbidendo” la stretta sull’obbligo della comunicazione del prezzo medio regionale e sulle multe previsti nel provvedimento. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha inoltre presentato un’app per facilitare gli automobilisti alla ricerca della pompa più conveniente e più vicina, ai gestori però non è bastato.

Un volantino spiegherà il perchè di questo sciopero: “Per protestare contro la vergognosa campagna diffamatoria nei confronti della categoria e gli inefficaci provvedimenti del governo che continuano a penalizzare solo i gestori senza tutelare i consumatori. Per scongiurare nuovi aumenti del prezzo dei carburanti“. Continuerà poi la “giustificazione” dei benzinai spiegando che le politiche del prezzo pubblico “non sono imputabili ai gestori, il cui margine medio di guadagno (3 cent/litro) rimane invariato a prescindere dal prezzo finale al consumatore“. Secondo l’Unione nazionale consumatori “la lobby dei benzinai ha già vinto, visto che il Governo si è già rimangiato il decreto, riducendo le multe“. A difesa dei consumatori il Codacons ha oggi presentato un esposto in magistratura contro i benzinai: “denuncia alla Commissione di garanzia sullo sciopero ogni violazione della regolamentazione del settore“.

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