“Se succedeva qualcosa i ‘capitoni’si mettevano in mezzo”, il racconto

Pacieri. Doppiogiochisti. Abili tessitori di trame. Tante ne sono state dette sul conto dei Lo Russo di Miano sia al tempo in cui la cosca era guidata da Salvatore Lo Russo ‘o capiton sia nel periodo in cui le redini sono state tenute da suo figlio Antonio e dai suoi fratelli. Il ruolo del gruppo nei fragili equilibri tra Secondigliano e dintorni è stato spiegato ai magistrati da Rosario Guarino, un tempo uno dei ‘colonnelli’ della Vanella Grassi: «Il mio clan di appartenenza ossia il clan della Vanella Grassi è in buoni rapporti con il clan Lo Russo. In particolare abbiamo con loro fatto molti scambi di sostanze stupefacenti nel senso che noi li abbiamo riforniti di cocaina, che loro poi smerciavano nelle loro piazze o con passaggi di mano, ed abbiamo invece ricevuto da loro hashish e marijuana. In particolare gli scambi avvenivano per il tramite di un ragazzo di nome Mariano mandato da Lellè. Ho conosciuto diversi affiliati dei Lo Russo tra cui indico Lellé, Salvatore Silvestri, Valerio Nappello, Pompeo il fratello di Luigi, Cenzore ed i cugini di Oscar . Non ho invece mai invece avuto rapporti criminali con Antonio Lo Russo con cui però ho giocato a pallone, mi risulta invece che si è incontrato con mio cugino Antonio Mennetta. I Lo Russo hanno inoltre svolto un ruolo di intermediari, di pacieri, in diverse occasioni che hanno riguardato il mio clan, mi riferisco in particolare al periodo della “spaccatura” tra le cinque famiglie di Secondigliano e gli Amato Pagano nonché alla faida tra la Vanella e gli Abete Abbinante».