Strage del Quadrivio di Secondigliano, i familiari delle vittime non parteciperanno al ricordo: “Troppo degrado”

Il ricordo della strage del Quadrivio di Secondigliano

Troppo degrado nella cappella in ricordo delle 11 vittime della strage del Quadrivio di Secondigliano del 23 gennaio del 1996, uno smacco troppo forte che porta alla decisione dei parenti di disertare quest’anno, a 25 anni dai fatti, la commemorazione che di solito avviene alla presenza di Comune, Settima Municipalità è scuola del territorio.

Il degrado e la decisione dei familiari delle vittime e la presa di posizione dei familiari

La cappella, tranne che nel periodo di commemorazione, affoga nell’incuria per mancato taglio dell’erba, allagamenti per colpa di un tetto bucherellato e mancati interventi di manutenzione a partire dal quadro elettrico risalente agli anni ’90. E le foto scattate da InterNapoli.it lo dimostrano Sandro Russo, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime attacca: «Gli amministratori municipali e centrali ad ogni commemorazione si sono presi impegni pubblici per curare il luogo della memoria, ma in realtà non hanno mai mosso un dito una volta finite le cerimonie. Siamo stanchi di questo circolo vizioso e di sentire ogni volte le stesse favole». Russo poi aggiunge: «Intervenendo in una trasmissione radiofonica, il sindaco Luigi de Magistris ha promesso di interessarsi della vicenda per la cura della cappella. Se così dovesse essere potremmo ripensarci, ma dubito che in 2 giorni, sino a sabato 23 gennaio, possano cambiare le cose».

La vicenda

La storia è nota. Il 23 gennaio 1996 una fuga di gas provocò una forte esplosione in via Limitone d’Arzano, dove erano in corso dei lavori per la realizzazione di un viadotto dell’Asse Mediano affidati dal Commissariato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) alla Scarl Arzano tramite la concessionaria Cogeri di Milano. A seguito dello scoppio e della fuoriuscita del metano da una conduttura si sviluppò un devastante incendio e la totale distruzione di un palazzo. A morire furono 11 persone, Michele Sparaco, Alfonso Scala, Mario De Girolamo, Giuseppe Petrellese, Emilia Laudati, Serena De Santis, di soli 12 anni, Gennaro De Luca, Pasquale Silvestro, Francesco Russo, Ciro Vastarella e Stefania Bellone, quest’ultima mai più ritrovata.

La beffa del risarcimento da restituire

Oltre alla tragedia, la beffa. Dopo un primo riconoscimento di una provvisionale da 100.000 euro ad ogni famiglia, i parenti delle vittime rischiano sul serio di dover restituire le somme, con tanto di interessi, dopo l’assoluzione del Cipe nel processo sulla strage del ‘96. La prima lettera ai familiari da parte di Carlo Schilardi, il commissario del Cipe, arriva una decina di anni fa. Attualmente le somme sono bloccate dai curatori fallimentari di Napoli e Venafro. Ancora Sandro Russo.

«Attendiamo anche che vengano erogati gli ultimi risarcimenti tanti attesi. Lo sconforto ci fa riflettere che torna comodo a qualcuno dimenticare questo evento perché Secondigliano, ed in particolare il quadrivio di Secondigliano debba continuare a presentarsi in totale stato di abbandono e non dovrà mai rifiorire i colori dell’arcobaleno in memoria delle vittime». Ma non è tutto. Il progetto originario di realizzazione di una struttura ricettiva, sostenuta da un privato con un cofinanziamento della parte pubblica sul punto in cui la palazzina fu sventrata, non è mai giunto a compimento e quel suolo, di proprietà comunale, resta degradato con vegetazione selvaggia e spazzatura. Dai 6 milioni di euro circa previsti, ne restarono disponibili appena 2 milioni quando quel piano originario si arenò. Su un terreno poco distante, comunque coinvolto nel rogo ma di proprietà privata, venne invece aperto un contenzioso non ancora risolto.