Turista violentata in hotel, condannati i 5 dipendenti napoletani: i familiari inveiscono contro i giudici

Sono stati tutti condannati i cinque ex dipendenti dell’albergo di Meta, teatro – secondo la ricostruzione degli inquirenti – di una violenza sessuale di gruppo ai danni di Mary, turista del Kent in vacanza in Penisola sorrentina insieme alla figlia 25enne. Il collegio del tribunale di Torre Annunziata  li ha condannati tutti, riconoscendo ruoli e colpe differenti ai cinque imputati. Pena più alta per Gennaro Davide Gargiulo, condannato a 9 anni di reclusione. Uno in meno per Antonino Miniero e Fabio De Virgilio. Condanna a 7 anni per Francesco D’Antonio, mentre sono state riconosciute le attenuanti per Raffaele Regio, condannato a 4 anni. I giudici hanno riconosciuto anche il risarcimento dei danni alle parti civili costituite (la vittima dello stupro e l’hotel Alimuri).

LE ORRIBILI CHAT SU WHATSAPP

Dopo la violenza, i ragazzi del branco accusato di aver prima drogato e poi stuprato una turista in albergo avevano parlato su Whatsapp. Il nome del gruppo è tutto un programma: «cattive abitudini». Coinvolti nell’inchiesta il barman Mino Miniero,  di Portici, Fabio De Virgilio, di Vico Equense, poi il vice cuoco Raffaele Regio,di Torre del Greco, e ancora Gennaro Davide Gargiulo,di Sorrento, e Ciro Francesco D’Antonio, di Torre del Greco. Gli amici si scambiano commenti, a sfondo sessuale. La vittima la chiamano milf, gergo inglese per indicare le donne madri di una certa età dedite al sesso.

Si compiacciono di quello che hanno fatto, si scambiano foto scattate quella sera nella stanza di uno di loro sul piano riservato al personale dell’albergo. Uno si lamenta: «Avete fatto i vostri comodi sul mio lenzuolo…». E giù risate, con gli emoticons via chat.

Per riferirsi allo stupro della turista inglese violentata, usano un altro termine di gergo per indicare il rapporto sessuale: «Siamo stati a tavolone». La turista inglese era stata drogata in piscina, poi era stata portata in camera.

IL RACCONTO DELLA FIGLIA

«Ero in vacanza con mia figlia 25enne. Una vacanza organizzata con tour operator, durata una settimana. Era un regalo per il compleanno di mia figlia» ha spiegato  la turista inglese. Quella dello stupro era l’ultima sera, il giorno dopo madre e figlia sarebbero ripartite come prevedeva il programma e le prenotazioni.

La figlia 25enne ha confermato il racconto della madre, ha ricordato di averla sentita rientrare qualche ora prima della partenza e di averla vista agitata. «Io mi ero sentita male e sono risalita in camera, lasciando mia madre da sola» ha raccontato la ragazza. In Inghilterra le prime verifiche sono state fatte con i tamponi vaginali e i prelievi di campioni sui vestiti per rilevare il Dna. Sul corpo della turista inglese 50enne erano visibili anche dei lividi. Ma poi, a sostegno della sua denuncia, la donna aveva mostrato le foto dei due barman che aveva scattato quella sera e anche la foto di un altro giovane con un tatuaggio a forma di corona sul collo. Un elemento di identificazione assai utile.