La chat dell’orrore. Dopo la violenza, i ragazzi del branco accusato di aver prima drogato e poi stuprato una turista in albergo avevano parlato su Whatsapp. Il nome del gruppo è tutto un programma: «cattive abitudini». Coinvolti nell’inchiesta il barman Mino Miniero,  di Portici, Fabio De Virgilio, di Vico Equense, poi il vice cuoco Raffaele Regio,di Torre del Greco, e ancora Gennaro Davide Gargiulo,di Sorrento, e Ciro Francesco D’Antonio, i Torre del Greco. Gli amici si scambiano commenti, a sfondo sessuale. La vittima la chiamano milf, gergo inglese per indicare le donne madri di una certa età dedite al sesso.
Si compiacciono di quello che hanno fatto, si scambiano foto scattate quella sera nella stanza di uno di loro sul piano riservato al personale dell’albergo. Uno si lamenta: «Avete fatto i vostri comodi sul mio lenzuolo…». E giù risate, con gli emoticons via chat.
Per riferirsi allo stupro della turista inglese, usano un altro termine di gergo per indicare il rapporto sessuale: «Siamo stati a tavolone». La turista inglese era stata drogata in piscina, poi era stata portata in camera. La vittima è una donna di 50 anni inglese. Convocata a Napoli dal pm che seguiva le indagini, la donna è stata sottoposta all’esame sui capelli e sulle urine  per rilevare tracce della droga e stabilire la data precisa della somministrazione. Poi, l’interrogatorio di conferma con il ricordo dell’accaduto. Un ricordo già nei verbali della polizia inglese, che aveva raccolto la denuncia già nell’ottobre del 2016.
IL RACCONTO DELLA FIGLIA
«Ero in vacanza con mia figlia 25enne. Una vacanza organizzata con tour operator, durata una settimana. Era un regalo per il compleanno di mia figlia» ha spiegato  la turista inglese. Quella dello stupro era l’ultima sera, il giorno dopo madre e figlia sarebbero ripartite come prevedeva il programma e le prenotazioni.
La figlia 25enne ha confermato il racconto della madre, ha ricordato di averla sentita rientrare qualche ora prima della partenza e di averla vista agitata. «Io mi ero sentita male e sono risalita in camera, lasciando mia madre da sola» ha raccontato la ragazza. In Inghilterra le prime verifiche sono state fatte con i tamponi vaginali e i prelievi di campioni sui vestiti per rilevare il Dna. Sul corpo della turista inglese 50enne erano visibili anche dei lividi. Ma poi, a sostegno della sua denuncia, la donna aveva mostrato le foto dei due barman che aveva scattato quella sera e anche la foto di un altro giovane con un tatuaggio a forma di corona sul collo. Un elemento di identificazione assai utile.
LE INDAGINI INGHILTERRA-ITALIA
Dagli inquirenti inglesi i primi accertamenti sono stati trasmessi in Italia. La Procura di Torre Annunziata ha fatto altre verifiche. Negli smartphone dei cinque indagati, sono emerse le conversazioni in chat e le foto. Qualcuno ha tentato di rimuovere quelle tracce «in remoto», usando il programma I-cloud. Ma le foto negli smartphone possono essere recuperate.

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