HomeSenza categoriaTerremoto nel clan Contini, scarcerato il genero del boss Rullo

Terremoto nel clan Contini, scarcerato il genero del boss Rullo

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Arresti domiciliari per Ciro Carrino. Non un nome qualsiasi ma il genero del boss Nicola Rullo, indicato come il reggente del clan Contini. La decisione è stata presa nelle scorse ore dal gip Girardi del tribunale di Napoli su istanza dei legali di Carrino, gli avvocati Domenico Dello Iacono e Andrea Imparato. Carrino era stato condannato a 8 anni e otto mesi per la vicenda relativa al sequestro di persona e di una violenza da macelleria messicana nei confronti di un imprenditore e suo figlio per il ‘recupero’ di un debito.

Una violenza da macelleria messicana

Il sequestro andò in scena in un anonimo appartamento della Doganella. Li fu condotto il figlio di un imprenditore. Attimi drammatici, scene da film, litri e litri di sangue ad inondare il pavimento subito pulito dagli uomini del clan. Al centro dell’inchiesta il sequestro del figlio di un armatore di Posillipo  condotto in un appartamento in zona Doganella e li sequestrato e picchiato per spingere il padre a versare al clan Contini una quota pari ad un debito di circa 365mila euro.

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Le indagini della DDA

Le indagini, dirette dalla squadra mobile e dalla Direzione Distrettuale Antimafia, portarono all’emissione di un decreto di fermo a carico di sette persone. Gli inquirenti sostennero che Rullo fosse il mandante del sequestro, il quale è stato orchestrato con la modalità tipica dei gruppi camorristici.

La denuncia del padre della vittima

Anche il padre del rapito fu ‘trattenuto’ dagli uomini del clan per un’ora e, una volta giunto al cospetto di Rullo, sarebbe stato colpito da quest’ultimo con una martellata in petto e minacciato: ”Se non mi porti i miei soldi io vi uccido”. Peggio andò al figlio letteralmente massacrato per ore, colpito con una mazza da baseball e addirittura con un sanpietrino alla testa mentre i complici di Rullo pulivano le tracce di sangue. Solo in serata il malcapitato fu dapprima portato a Castel Volturno poi medicato alla buona e scaricato all’esterno dell’ospedale Fatebenefratelli. Il padre della vittima in sede di denuncia spiegò  che mentre Rullo picchiava il figlio gli sferrò una martellata al petto minacciandolo di morte e obbligandolo a registrare un messaggio vocale in cui l’imprenditore chiariva che aveva effettivamente contratto un debito e che gli uomini del clan non gli dovevano niente. Una volta uscito dall’abitazione l’uomo però cedette alle minacce e si recò  dritto in Questura a denunciare gli aguzzini.

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