Ucciso dopo la discoteca, venti di guerra a Miano dopo l’omicidio Priore

Dopo l’omicidio di Vincenzo Priore la Masseria Cardone era piena di poliziotti. I Licciardi tramavano vendetta in quanto ‘uno di Miano’ aveva osato andare a sparare in casa loro. Per tale ragione gli ‘stati maggiori’ dei due gruppi decisero di incontrarsi per dirimere la questione. La legge della strada impone che ‘sangue chiama sangue’ eppure in quel caso non andò così anzi, per dirla con un celebre motto, finì ‘a tarallucc e vin’. A raccontare ai magistrati questo inedito particolare il collaboratore di giustizia Claudio Esposito, ex affiliato al clan Lo Russo. «Gianluca (Annunziata, uno dei due giovani già arrestati per qual delitto) ha partecipato insieme a Luigi Mango all’omicidio della Masseria dopo una lite in discoteca, omicidio che se ben ricordo risale al 2012 o 2013».

Il summit che fece rientrare la crisi dopo il delitto Priore

«Ricordo che Luciano Pompeo e Valerio Nappello mi mandarono a chiamare e alla presenza di Luigi e Gianluca mi dissero che avevano fatto un guaio, avevano ucciso un ragazzo (Priore appunto) nella Masseria dopo una lite in discoteca. Mi dissero di andare in Francia da Tonino (Antonio Lo Russo all’epoca capo del clan e latitante) per raccontargli quello che era successo. Tonino disse di riferire a Paoluccio Abbatiello che Luigi e Gianluca non dovevano morire perchè appartenevano a lui. Tornai a Napoli e riferimmo l’imbasciata a Luciano e Valerio». Il summit effettivamente si tenne ma non vi fu nessuna vendetta. Anzi. «Ci incontrammo con Paoluccio Abbatiello che era in compagnia di un altro ragazzo. C’era anche Gennaro Palumbo, si parlò dell’accaduto e si decise di mettere a tacere tutto. Insomma finì tutto con una risata nel senso che non ci furono conseguenze ulteriori anche perchè si parlò di estorsioni al mercatino del Don Guanella i cui proventi andavano ai Licciardi».

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