Un silenzio durato otto anni. Interrotto dalla sentenza del gip Emilia Di Palma che ieri non gli ha ridato indietro Vincenzo, il loro Vincenzo, ma forse un po’ di giustizia. Ergastolo è la parole chiave: dietro quella parola otto anni di silenzi, di rabbia, di frustrazione e di speranza. Ieri è stato sentenziato il carcere a vita per gli assassini di Vincenzo Priore, il giovane di 21 anni ucciso barbaramente nel novembre del 2012 nella Masseria Cardone a Secondigliano. La speranza dei familiari di Enzo è quella di far prevalere una volta per tutte la verità. Quella reclamata a gran voce da suo fratello Christian, da sua madre e da suo padre. Hanno affidato il loro punto di vista, il loro dolore, ad una lunga lettera in cui ripercorrono questi anni dolorosi. Una lunga missiva in cui ringraziano la magistratura e mettono a tacere tutte le voci infondate uscite in questi anni. Hanno atteso che a parlare, per prima, fosse la legge e solo ora, a sentenza emessa, hanno deciso di dire la loro.

La lettera dei familiari di Vincenzo Priore

«Vincenzo aveva 21 anni quando fu ucciso nei pressi della Masseria Cardone a
Secondigliano. Come ogni vittima innocente, Vincenzo non meritava di morire. A quell’età si pensa di vivere appieno la vita con tante prospettive per il futuro, con speranza e sogni da realizzare. Nel corso degli anni ci siamo imbattuti in molti articoli che, spesso facevano
apparire nostro figlio come un criminale, in altre parole, parte della criminalità organizzata. Abbiamo cresciuto i nostri figli con valori. Vincenzo da 21enne amava la vita, aveva tante aspettative dalla vita ed un grande amore per la propria famiglia, ecco perché lavorava col padre seguendone le orme. Per tale ragione, anche vivendo con un dolore lacerante per sempre, noi non ci siamo mai fermati davanti a niente e nessuno, andando avanti a testa alta».

La vicinanza alle altre famiglie colpite dallo stesso dolore

Un dolore che non andrà più via ma che porta la famiglia Priore ad essere solidale e vicina a chi vive lo stesso dramma:«Vogliamo mandare un messaggio alle famiglie di vittime innocenti, colpite dalla camorra con lo stesso dolore. Gli diciamo di non abbassare
mai la guardia, di avere un incessante credo nell’operato della magistratura a cui abbiamo sempre rivolto le nostre speranze. Per istanza, vogliamo incoraggiare tali famiglie a non sottomettersi a nessun atto intimidatorio, ma combattere questa grande battaglia con pazienza, dolore e molta tenacia. La giustizia vi è vicina, lavora ininterrottamente. Vi incoraggiamo ad alzarvi e far fronte alle ingiustizie denunciando la criminalità».

I ringraziamenti alla magistratura

«Abbiamo atteso otto anni, abbiamo preferito far parlare la legge. Gradiremo ringraziare la giustizia iniziando dal pubblico ministero Enrica Parascandolo, il giudice Emilia Di Palma,
il nostro avvocato Giuseppe Carandente  ed il gip Chiara Bardi per il loro lavoro. Una ferita del genere non potrà mai guarire e nessuna pena prevista dalla legge potrà colmare quel vuoto, ma siate forti, siate lucidi, la giustizia farà sempre il suo corso».

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