Avevano creato un sodalizio nella qualità di finanziatori, organizzando una complessa rete di società “cartiere” attraverso le quali veniva riciclato o reimpiegato denaro contante, per centinaia di migliaia di euro, proveniente dalle attività illecite del clan prevalentemente attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti con relativo incasso dell’IVA non versata.
Tutto questo avendo come base logistica Roma. Questo e molto altro nell’operazione che portò nel luglio del 2024 a 18 arresti. Ieri è uscita la sentenza di primo grado dinnanzi al gip del tribunale di Roma: tra i condannati il boss Salvatore D’Amico ‘o pirata che ha incassato 15 anni.
Soldi dei clan di Napoli est riciclati a Roma, arrivano le condanne per i D’Amico
Tra le altre condanne spiccano i due anni e otto mesi per il ras Umberto Luongo che in primo grado aveva incassato sei anni mentre il pubblico ministero ne chiedeva addirittura 10: Luongo era difeso dall’avvocato Giuseppe Perfetto.
Queste le altre condanne: Pasquale Trematerra 4 anni e otto mesi, Andrea Salsiccia 5 anni e dieci mesi, Daniele Muscariello 12 anni e sei mesi, Veronica Buzzi 3 anni e sei mesi, Umberto D’Amico 5 anni e otto mesi, Salvatore Pezzella 4 anni e otto mesi, Danilo Borseti un anno e dieci mesi, Stefania Paolucci 4 anni.
Nel corso dell’indagine, avviata nel 2018 dalla Direzione Investigativa Antimafia – Centro Operativo di Roma, con il coordinamento della Dda con il procuratore aggiunto Ilaria Calò, furono raccolti elementi su due associazioni per delinquere che attraverso una strategia di sommersione riciclavano ingenti profitti, infiltrando progressivamente attività imprenditoriali in apparenza legali in molteplici campi come la cinematografia, l’edilizia, la logistica, il commercio di auto e di idrocarburi.
In un dialogo intercettato fra Umberto Luongo e Salvatore Pezzella, ritenuti al vertice delle organizzazioni, veniva delineato lo spaccato di quello che accadeva nella Capitale, secondo la visione mafiosa: «A Roma se tu parli con le guardie è proprio la politica loro là, noi stiamo parlando che a Roma è un circuito proprio di politica: là stanno solo guardie, il ministero, l’onorevole. Per esempio se qua ti siedi con una guardia sei infame, là se ti siedi con una guardia sei buono perché è politica, perché Roma è politica. Ho visto gente che va seduta con le guardie, è normale. Il generale e l’onorevole, è normale: perché la politica là è la mafia. La politica è a Roma, gli onorevoli tutti corrotti. Perché è proprio la politica di Roma che è così. E quella è la struttura che dici: noi qua facciamo politica. Noi invece siamo mafiosi, prendiamo le pistole. Stiamo facendo business…».


