Ambulanti picchiati e cacciati, così il ras Tipaldi imponeva il racket sul pane

Pane e camorra. Questo in sintesi accadeva tra Miano e Piscinola fino a qualche settimana fa. Prima che i carabinieri della compagnia Vomero eseguissero il maxi blitz che ha portato allo smantellamento del gruppo Cifrone-Tipaldi, quello ‘attivo’ nella parte alta di Miano. A Miano e dintorni tutti sapevano, tutti i negozianti, se volevano continuare a lavorare, dovevano rifornirsi dal panificio riconducibile a Gaetano Tipaldi, ex affiliato di lungo corso del clan Lo Russo prima di diventare uno dei referenti del nuovo gruppo. Il modus operandi dell’imposizione era semplice: ai commercianti e agli ambulanti (quest’ultimi indicati in un’apposita lista) veniva ‘proposto’ l’acquisto giornaliero di 10 chili di merce provenienti dal panificio del ras, se essi opponevano resistenza venivano minacciati e, in ogni caso, convocati presso lo stesso panificio da Tipaldi. Qualora, nonostante l’avvertimento, continuavano a non seguire gli ordini venivano picchiati e addirittura cacciati dal clan.

C’è anche questo nell’ordinanza che qualche settimana fa ha portato alla luce mesi e mesi di malaffare nel quartiere. Un’imposizione che interessava anche gli ambulanti: ricostruiti diversi episodi, alcuni molto cruenti: per esempio un commerciante fu costretto a chiudere la propria cornetteria pur di non essere obbligato ad acquistare i panini del clan non essendo in grado di venderli visto che la sua attività era deputata esclusivamente alla vendita di cornetti. Incaricati di minacciare e, in qualche caso, a ‘sollecitare’ gli ambulanti erano Luca Covelli (poi divenuto collaboratore di giustizia) e Stefano Bocchetti (ucciso in un agguato a inizio anno).

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