“Cà cumannamme nuje”. Notte di terrore ad Arzano, il clan della 167 ‘marca’ il territorio con corteo in moto e minacce

Hanno seminato per un’ora il terrore nelle strade della città sfrecciando con le moto anche sui marciapiedi, minacciando i passanti e tentando di investirli. Un segno di presenza per marcare il territorio, il linguaggio camorristico per dire “qua comandiamo noi”. E’ successo ieri ad Arzano, protagonisti gli esponenti del clan della 167. Nonostante gli arresti che hanno di fatto decapitato il clan, dai Cristiano ai Monfregolo, la cosca costola degli Amato Pagano fa sentire forte la sua presenza. Ieri decine di ragazzi in moto e scooter hanno seminato il terrore in città, hanno addirittura invaso  i marciapiedi in via Melito e Piazza Cimmino.

Camorra Arzano, azzerato il ‘gruppo della 167’: dall’omicidio Casone alla guerra contro i senatori dei Moccia

Con l’arresto del ras latitante Giuseppe Monfregolo, il clan della 167 di Arzano può dirsi azzerato. Monfregolo è stato stanato ieri ad Afragola in uno spettacolare blitz eseguito dai carabinieri in via Duca degli Abruzzi. I militari hanno circondato una palazzina e hanno costretto Monfregolo ad arrendersi. Prima dell’arresto il ras avrebbe detto alle forze dell’ordine: “Sono qui”.

Com’è nato il gruppo della 167 di Arzano

 

Da costola degli Amato-Pagano a vero e proprio gruppo autonomo specializzato nel racket e nella vendita di droga. Questo il profilo tracciato dagli inquirenti del cosidetto gruppo della 167 di Arzano. A fare da collegamento tra Scissionisti e gli arzanesi era Renato Napoleone, imparentato con i Cristiano.  “Tale gruppo di nuova costituzione si radica territorialmente in Arzano, ove si apre a nuovi affiliati ed impone proprie regole per la gestione del mercato della droga, prendendo progressivamente le distanze da Riccio Mario, il quale gestiva gli affari illeciti della compagine avvalendosi della collaborazione di uomini (di recente affiliazione), di sua personale fiducia, provenienti da Marano sua terra di origine, che avevano militarmente occupato Melito e Mugnano, area di egemonia del clan”. La cattura di Riccio Mario avvenuta il 04.02.2014 ha segnato secondo i magistrati il momento di implosione del clan, con contrapposizione tra vecchi e nuovi affiliati (“melitesi” i primi e  “maranesi” i secondi).

I componenti

Monfregolo era sfuggito al blitz che portò all’arresto di Pietro e Pasquale Cristiano, entrambi di Arzano, pezzi da novanta del ‘gruppo della 167’, Renato Napoleone, (ritenuto dagli inquirenti reggente degli Amato-Pagano), Francesco Paolo Russo, Angelo Antonio Gambino. 

Le indagini

Dalle recenti indagini è emerso come i melitesi, capeggiati da Napoleone, abbia inglobato sia giovani arzanesi sia affiliati al clan Amato-Pagano.  “Le mire espansionistiche del Napoleone e dei suoi fedeli non fossero limitate al settore della droga ma si estendessero anche a quello delle estorsioni, storicamente “mocciano” e che, in definitiva, in tale contesto lo scontro tra le due fazioni sarebbe divenuto fatale, culminato con l’omicidio Casone”. 

 

La morte di Casone ha sancito l’ascesa della 167

Dalla morte di Casone, la gestione di tutti gli affari illeciti di Arzano è passato al nuovo gruppo capeggiato da Napoleone , il quale per intercessione di Antonio Accurso – quindi dei vertici della Vanella Grassi – aveva preso possesso della lista delle estorsioni ordinariamente praticate ad Arzano dai Moccia.

L’ultimo omicidio

C’è un filo rosso che collega la morte di Giuseppe Orlando con la camorra di Arzano, in particolare con l’oramai egemone gruppo della 167. Giuseppe Orlando era imparentato  anche con il presunto boss Di Annicella (che sta scontando in carcere il duplice omicidio di due coniugi dati alle fiamme in uno chalet a Casoria), a sua volta cognato di Ciro Casone, alias “ciruzz o Fraulese”, capozona dei Moccia ad Arzano, ucciso in un agguato di camorra avvenuto nel febbraio del 2014 in un centro abbronzante in via Luigi Rocco ad Arzano. Raid di morte portato a segno dal cosiddetto “clan della 167” espressione della potente e sempre più crescente cosca degli “Amato-Pagano” che ormai spadroneggia in tutta l’area a nord di Napoli, e che piano piano sta spodestando anche parte di quello che un tempo era il feudo incontrastato dei Moccia. Nell’ordinanza degli arresti dell’omicidio di Ciro Casone è evidente come il gruppo della “167 di Arzano” (oppure detti quelli di Secondigliano) sottogruppo del clan Amato-Pagano, abbia preso le redini criminali della zona. Gli autori di quel delitto sono tutti finiti in carcere, tranne Monfregolo Giuseppe, alias “Peppe o guallaruso” che ricercato per ulteriori reati è attualmente latitante ed è ritenuto dagli investigatori l’attuale capozona del clan della 167 di Arzano.  In quell’ordinanza relativa al gruppo di fuoco della “167 di Arzano” che ammazzò il ras dei Moccia, Ciro Casone, emerge come Giuseppe Orlando, infatti, unitamente al fratello, denunciarono, dopo quell’omicidio eccellente e i conseguenti mutamenti della geografia criminale ad Arzano, le continue richieste estorsive ad opera del nuovo clan dominante (167 Arzano -Amato Pagano) , in quanto titolari di un garage-autorimessa ad Arzano. In pratica il gruppo della cosiddetta “167 di Arzano” ha spodestato i Moccia ad Arzano, sostituendoli nelle attività illecite, ed arrivando a pretendere il “pizzo” persino a loro stessi, a quelli che un tempo erano padroni sul territorio e, quindi immuni, come referenti del clan Moccia.