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L'orrore nel parco Verde di Caivano, una vasca per sciogliere nell'acido l'inquilino ribelle

Era convinto che le lamentele di un inquilino del Parco avessero minato la «sua» piazza di spaccio e per vendicarsi aveva deciso di ucciderlo e sciogliere il suo corpo nell’acido. Questa uno dei retroscena raccapriccianti emersi nell’ordinanza di custodia cautelare che ieri ha azzerato il clan Sautto-Ciccarelli. Il gruppo gestiva una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa, quella del parco Verde di Caivano.

I carabinieri hanno arrestato 48 persone ritenute vicine alla cosca e accusate di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini dello spaccio. Reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Le misure  sono eseguite nella provincia napoletana e in quelle di Bergamo, Isernia, Imperia, Benevento, Cosenza, Forlì Cesena e Caserta.

L’inquilino si lamentava, volevano scioglierlo in acido

I carabinieri e la DDA nel corso dell’attività investigativa hanno dovuto accelerare l’arresto del boss Massimo Gallo che si stava preparando a compiere un delitto degno di un film dell’orrore. Era infatti convinto che le lamentele di un inquilino del Parco avessero minato la «sua» piazza di spaccio. E per vendicarsi aveva deciso di ucciderlo e sciogliere il suo corpo nell’acido. Gallo riteneva che quest’uomo lo avesse denunciato e, non sapendo di essere intercettato, aveva pianificato di ucciderlo nella maniera più cruenta possibile.

La vasca era già pronta: l’orrore di Caivano

Era stata anche già preparata la vasca dove immergere il corpo. Tutto questo dopo avergli già tentato di bruciargli la casa, dopo avergli picchiato il genero e dopo avere dato fuoco a due sue auto. L’arresto della DDA fu deciso praticamente «ad horas» . Gli inquirenti erano ormai convinti che l’omicidio sarebbe portato a termine malgrado in quella casa ci fosse anche una donna, la figlia di quel signore, incinta.

E’ stata, altresì, ricostruita l’organizzazione e l’operatività delle suddette piazze di spaccio, definendo ruoli e responsabilità degli indagati. In poche centinaia di metri, difesi da porte blindate e cancelli per eludere i controlli delle forze dell’ordine, sono stati individuati e monitorati ben 14 “punti vendita” in cui veniva smerciato lo stupefacente a “clienti” provenienti da tutta la regione. Documentato anche il flusso di denaro che, complice l’attività senza sosta delle piazze di spaccio, consentiva enormi guadagni ai sodali. Tra gli elementi apicali del clan, infatti, c’era qualcuno che poteva superare anche un guadagno di 130mila euro mensili.

A Caivano una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa: i nomi di tutti gli arrestati

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