Avrebbe continuato a gestire affari illeciti e a impartire direttive ai propri sodali anche dal carcere, utilizzando smartphone introdotti illegalmente nelle celle. È quanto emerso da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di diversi indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Bagnoli insieme al Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria di Napoli, ci sarebbe anche Giuseppe Troncone, elemento di vertice del clan Troncone, detenuto nel carcere milanese di Opera. Secondo l’ipotesi investigativa, l’uomo avrebbe continuato a impartire ordini agli affiliati in libertà e a gestire attività estorsive attraverso l’utilizzo di telefoni cellulari introdotti illegalmente nell’istituto penitenziario.
Un altro affiliato al clan Troncone, detenuto in un diverso istituto penitenziario, avrebbe invece avviato un’attività di intermediazione nella vendita di cocaina, rifornendosi da altri detenuti legati a diverse organizzazioni camorristiche campane.
Tra i gruppi criminali indicati dagli investigatori figurano i clan Mazzarella, Ferrara-Cacciapuoti, Gionta, Avventurato, De Luca-Bossa-Minichini e D’Amico. Un sistema che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe consentito di mantenere i contatti tra esponenti della criminalità organizzata anche durante la detenzione, proseguendo le attività illecite all’esterno.
L’inchiesta si è sviluppata tra luglio 2025 e aprile 2026, anche attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite all’interno delle carceri. Le contestazioni comprendono, oltre all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e al traffico di stupefacenti, anche estorsione, lesioni, violenza privata e violenza per costringere a commettere un reato.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.


