Contrabbando di sigarette e agguato di camorra, così il piccolo Ciro di Marzio divenne un criminale

Il film L’Immortale porta avanti la narrazione in due direzioni. La prima riguarda il presente di Ciro di Marzio riemerso dalle acque del golfo di Napoli e finito nella guerra tra clan in Lettonia.  La seconda è condotta con il largo ricorso dei flashback. Il piccolo Ciro viene ritrovato tra le macerie di un palazzo caduto dopo il terremoto del 1980: è l’unico superstite della famiglia motivo che gli conferisce il soprannome.

 

Ciro è poco più di un bambino quando inizia la sua carriera criminale. Vive in una casa con altri orfani del terremoto insieme ai quali compie diversi furti di stereo, tutti però sotto la guida di Guido. Il suo padre adottivo tenta di scalare le gerarchie della camorra e si lancia nel contrabbando di sigarette. Una notte sulla barca è proprio il piccolo a salvarlo dall’arresto della Guardia di Finanza, infatti per fermare i militare decide di buttarsi nelle gelide acque del Golfo.

 

Il rocambolesco salvataggio del carico di bionde giunge all’orecchio ‘o Merlo. Il boss di camorra, che vive tra il lusso e la discoteca, riempe di elogi il piccolo mentre Guido viene insultato. Dopo l’affronto  decide di rubargli un carico di sigarette. Lo screzio sfocia in un tentato agguato nel quale l’Immortale viene utilizzato come esca per stanare il boss. Il personaggio di Guido unisce il passato e il presente de L’Immortale, lo ritroverà anziano magliaro in Lettonia.