Coronavirus, le cure funzionano meglio: a Roma 400 guariti in una settimana

Nella foto un team di medici in lotta contro il coronavirus

Gli effetti ‘coronavirus’ dopo le approvazioni di cena con gli amici, di riunioni in famiglia, aperitivi e del ritorno allo shopping, non sono ancora ‘riscontrabili’. Ad oggi non è ancora possibile se potremmo vivere o meno un’estate tranquilla. Nonostante i numeri nella regione Lazio siano sempre gli stessi di aprile, lo stesso non si può dire per le cure che, ad oggi, sembrano funzionare meglio.

Coronavirus, le cure funzionano meglio

Il numero dei pazienti in terapia intensiva è calato. Questo vuol dire che le cure funzionano meglio. La spiegazione arriva da Massimo Magnanti, direttore del Pronto soccorso del San Filippo Neri, uno degli ospedali romani schierato per l’accoglienza dei malati Covid, che ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotifiano Il Mattino: «Questo virus era completamente sconosciuto e man mano che arrivavano informazioni dai colleghi già impegnati al Nord, dall’estero e sul campo gestendo i vari pazienti, siamo riusciti a tarare meglio e a calibrare su ciascuno le terapie. Non esiste un farmaco che può risolvere le cose, ma se si mettono insieme vari pezzi di cure la capacità di intervento può anche aumentare”.

«Buttare le mascherine monouso», il rapporto dell’Iss

Coronavirus. Il virus Covid-19 può rimanere all’interno del tessuto delle mascherine fino a quattro giorni di seguito. È quanto spiega il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità.«Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19».

Riguardo alla stabilità nel tempo del coronavirus su differenti superfici il rapporto rileva come nello strato interno delle mascherine chirurgiche le particelle infettanti sono rilevate fino a 4 giorni dopo. «I dati riportati sono il frutto di evidenze di letteratura scientifica – spiega all’ANSA Paolo D’Ancona, medico epidemiologo dell’Iss. Declinate in base alle situazioni ambientali, ad esempio al coronavirus resistono meglio a temperature basse e in ambienti umidi.
Il fatto che sopravvivono, inoltre, non significa di per sé che trasmettano la malattia. Se ci sono poche particelle virali, infatti, la carica infettante è minore. Purtroppo però non si conosce quale sia la dose minima per infettare, anche perché dipende anche dalle difese immunitarie dei singoli individui. Pertanto, bisogna stare sempre molto attenti».
«Le mascherine lavabili – prosegue D’Ancona – vanno usate una volta sola e poi messe subito in lavatrice, senza poggiarle sui mobiliQuelle monouso invece gettate nella raccolta indifferenziata subito dopo l’utilizzo. In entrambi i casi toccate solo sugli elastici, lavandosi prima e dopo le mani. Attenzione infine a non gettarle a terra, il rischio infettivo è minimo ma l’impatto sull’ambiente è alto».

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