Patrizio accoltellato al cuore a Napoli, i familiari:«Ora vogliamo giustizia»

Una lite trasformatasi in tragedia. Una lite condominiale che porta con sè un uomo morto in circostanze assurde. Questo è quanto avvenuto ieri mattina in via Nuova detta la Vigna a Piscinola, area nord di Napoli. Una discussione per un’area adibita a terrazzo, liti e tensioni che andavano avanti da tempo e che ieri hanno raggiunto il punto di non ritorno. Ad innescare la furia di Severino Mauro un alterco per uno spazio, lite comunissima in qualunque altro condominio, non qui: Mauro, stando alla ricostruzione dei carabinieri, avrebbe affrontato Patrizio Falcone, 42 anni, nello spazio condominiale e dopo qualche parola di troppo l’avrebbe colpito con un coltello. Il fendente mortale al petto non ha lasciato scampo a Falcone. Vani i tentativi di salvarlo, nemmeno la folle corsa al Cardarelli è riuscita a salvare la vita all’uomo.

I familiari di Patrizio Falcone chiedono giustizia

Nel quartiere subito inizia la caccia all’uomo con i carabinieri della compagnia Vomero che riescono in breve tempo a identificarlo e bloccarlo. La sua posizione resta al vaglio della magistratura mentre il corpo di Falcone sarà sottoposto ad autopsia. Increduli i vicini e i familiari di Falcone che tutti descrivono come una persona mite e socievole, tutto dedito alla sua famiglia e ai suoi affetti. Ucciso per aver montato un’amaca e uno spazio per i suoi figli. La sorella di Falcone, Ida, ha affidato a un lungo post la sua rabbia chiedendo giustizia per suo fratello che lascia moglie e figli:« A Mauro dava fastidio che i figli di Patrizio durante la giornata stessero in terrazza con la piscina e le sedie a dondolo o per i semplici lavori in casa. Si può morire per mani di un “vicino” tra l’altro di finestra, perché non sopportava le voci o chissà cosa? Sappiamo tutti chi è Patrizio. Un uomo di 42 anni che ha fatto una vita di sacrifici lavorando sulle navi per non far mancare nulla alla propria famiglia. La legge deve fare il suo percorso, che lo faccia per bene perché siamo degli onesti lavoratori e mio fratello non meritava certo questa fine».

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