Sono cadute le accuse a carico del poliziotto che il 16 novembre 2018 si trovava alla guida della civetta lanciata all’inseguimento di due rapinatori a Torino, conclusosi con la morte di uno dei due fuggitivi. Si trattava di Nunzio Giuliano, figlio di uno dei boss di Forcella, Guglielmo Giuliano. Proprio da qui, secondo quanto appurato dagli inquirenti, la vittima, insieme a un complice, partiva alla volta del Piemonte per mettere a segno una innumerevole serie di rapine – la magistratura ne ha contate 17 – ai danni di persone benestanti a cui venivano rubati orologi di pregio, Rolex e Patek Philippe in particolare. Aspettavano le vittime ai piedi della collina, le seguivano fino a quando non scendevano dall’auto e in quel momento partiva la rapina: veloci e scaltri, riuscivano in pochi secondi a farsi consegnare quanto richiesto, senza mai ferire nessuna delle vittime che, terrorizzate, non opponevano alcuna resistenza.

Dopo 2 o 3 colpi tornavano indisturbati in Campania, ma non quel 16 novembre, quando in servizio c’era il 28enne con un collega, lanciati all’inseguimento dei due ragazzi, su due diversi scooter.  Giuliano morì in ospedale dopo un mese e mezzo a causa del violento impatto al termine dell’ennesima pericolosa evoluzione per seminare la pattuglia.
Dalle verifiche dei giudici è emerso però che la pattuglia non speronò mai il mezzo della vittima durante la fuga, in accordo con quanto riferito dai numerosi testimoni ascoltati. Sia il gip che lo stesso consulente dell’accusa hanno convenuto che i due mezzi non entrarono in collisione se non dopo che il ragazzo aveva perso il controllo dello scooter e si era già schiantato.

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