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giovedì, Luglio 7, 2022
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Giovan Battista Basile. I riferimenti autobiografici avvalorano la tesi della nascita a Giugliano nel 1566


Incongruente ipotizzare che il Poeta, ritornato in patria  all’età di 25 anni, si considerasse ormai vecchio e stanco 

di Emmanuele Coppola

Ho appreso con superficiale noncuranza di essere stato qualificato come un qualsiasi ‘‘bibliotecario e giornalista locale’’, tra i righi di un articolo pubblicato su Il Mattino del 14 giugno c.a., quasi forse a volere alludere ad una militanza occasionale esercitata nella Redazione di un bollettino parrocchiale, considerato che ero stato aggiunto, in incognito, alla coda di un elenco di sacerdoti e parroci che si erano pronunziati sulla data della nascita a Giugliano di Giovan Battista Basile, traendo dall’anonimato soltanto Fabio Sebastiano Santoro (‘‘sacerdote locale’’) e Agostino Basile (‘‘altro sacerdote storico’’), ai quali ritengo corretto associare, pro memoria, i parroci Don Andrea Taglialatela e Mons. Francesco Riccitiello.

L’articolo in questione è stato introdotto con un titolo a caratteri cubitali, come per dire ‘‘chiusa ed archiviata’’ la questione del luogo e della data di nascita del preclaro autore di Lo Cunto de li cunti, ovvero: «Basile? Napoletano non di Giugliano».

Si è trattato di una notizia eclatante, che mi è stata immediatamente rimbalzata, a catena, da tantissimi concittadini, culturalmente interessati alla ‘‘questione’’ ormai da quarantacinque anni, da quando Mons. Riccitiello, nel luglio e ottobre 1977, pubblicò un ampio servizio in due puntate, sul periodico locale Piccola Ribalta, e poi dalla pubblicazione del mio saggio, in prima edizione nel marzo 1985, intitolato ‘‘Giovan Battista Basile nacque a Giugliano nel 1566’’. Ma, rilevante è stato poi il testo pubblicato in seconda edizione nel maggio del 1998, con l’aggiunta di tre capitoli, due dei quali ritornano di attualità in ordine alla evidente polemica innescata dalla pubblicazione del richiamato articolo su Il Mattino del 14 giugno 2022 (Cultura Napoli, pag. 34), senza approfondirci in una minuziosa disamina di altre asserzioni, a riguardo di altre presunte ‘‘fonti fin troppo verificate’’ sulle parentele del Basile, non potendo, in questo contesto, ripercorrere tutte le pagine del mio saggio, che evidentemente non è stato letto.

Ma sono obbligato a rilevare la superficialità sottesa all’intento di dichiarare, sine dubio, che il Basile è ‘‘napoletanissimo’’, perché così era stato qualificato da Bernedetto Croce nel 1891, e poi «da altri noti studiosi fino al compianto Giorgio Fulco, ma basandosi solo su spunti autobiografici presenti nei versi di alcune sue opere», ignorando, quindi, con studiato svicolamento, che, secondo Croce, il Basile sarebbe nato nel 1575, e che Giorgio Fulco lo voleva nato tra il 1570 ed il 1572. Ovviamente, queste date non si conciliano con il documento del 1583, dal quale deriverebbero tante diverse incongruenze, se non si affermasse decisamente che il testo fondamentale (per Imbriani, Croce e Fulco) sia privo di ‘‘una probante documentazione biografico-archivistica’’.

Benedetto Croce legge con attenzione il brano autobiografico contenuto nelle ‘‘Avventurose disavventure’’ per trarre una sola ipotetica conclusione, ovvero che il Basile fosse nato a Napoli (Posillipo) perché il protagonista Nifeo/Basile è un pescatore; ma si convince che sia nato nel 1575, perché ‘‘coetaneo’’ di Giulio Cesare Cortese (il quale di fatto, a parere di Alessandro Ademollo, non gli era ‘‘amico’’, perché lo disprezzava, facendo «la requisitoria sferzante alle ridondanze, ai traslati, alle immagini bislacche del cavalier Basile». 

Il Croce non avrebbe trovato nei registri parrocchiali napoletani nessun riferimento a Giovan Battista Basile; ma nel 1993 il giornalista Achille Iaccarino ha chiesto informazioni alla Curia di Napoli, con esito negativo alla ricerca effettuata nei registri di San Giovanni Maggiore (comunicatogli dal Prof. Ugo Dovere).

Ma passiamo ad altro, ribadendo ancora che non è il caso di ripercorrere qui tutti i capitoli del mio saggio, nei quali si tratta, ad esempio: del numero dei fratelli e sorelle, come in Benedetto Croce; della complessa rete dei familiari, tra fratelli e sorelle, a volte qualificati come cugini e cugine; della incongruente rivendicazione di Parete, ed anche di Melito (seppur timidamente); del perché fu sepolto nella Chiesa di Santa Sofia (nella quale erano stati sepolti già la madre Landonia Milone, il padre Giovanni Jacobo, ed il figlio Cesare); di un improvviso matrimonio e dei figli. E sì, perché, oltre alla registrazione del battesimo in San Nicola, abbiamo la registrazione del matrimonio tra il quarantasettenne Giovan Battista Basile e la ventiquattrenne Flora Santoro il 15 giugno 1613; per l’occasione, da tutti ignorata,  il Basile aveva lasciato precipitosamente Mantova senza motivare al Gonzaga, se non con una generica indisposizione; sono giorni e mesi che coincidono con la necessità di fare la Promessa di nozze nel mese di maggio. Infine, quasi fuori testo, trattandosi di una minuzia, si fa un veloce riferimento al nome di Giovan Battista anagrammato in Gian Alesio Abbattutis: con ‘‘Gian’’ si immagina l’evidente richiamo alla prima parte del nome; ‘‘Alesio’’ può rimandarci all’intitolazione del Convento francescano di Sant’Alesio, costruito a Giugliano, tra il 1615 ed il 1622 con il sostegno dei Pinelli.

Benedetto Croce dice che la madre del Basile si chiamava Cornelia Daniele;  ma Alessandro Ademollo diceva che il padre si chiamava Daniele Basile e la madre Cornelia Usciolo. Attenzione, però: tutte le ricerche erano incentrate sulla cantante Adriana  [Andreana] Basile.

Io osservo che il  nome Cornelia ricorre nella famiglia dei Basile a Giugliano, nella parrocchia di San Nicola, con altri nomi già incontrati a proposito dell’Adriana, come Lelio e Fabio, e poi Ascanio, Giulia Soprana, Fabrizio, Lutio, Livia, Olimpia, che sono tutti nomi importanti, di matrice culturale classicheggiante, e sono tutti cugini e familiari del nostro Giovan Battista Basile. Questo, per dire che non ho mai abbandonato il terreno della ricerca, per addivenire a delle articolazioni logiche di un’altra eventuale scoperta.

Tantissime fortuite coincidenze concorrono a confermare, come ad incastro, nella perfetta composizione di un puzzle, che il Basile nato a Giugliano nel 1566 sia l’autore di Lo Cunto.

Si è voluta azzerare la credibilità del ‘‘sacerdote locale’’ Fabio Sebastiano Santoro, dal quale si sarebbe ingenerata ‘‘la tesi municipalistica giuglianese’’. Lo storico (e sacerdote) avrebbe per primo innescata «l’ingenua equivalenza tra la sepoltura dello scrittore a Giugliano e la sua presunta nascita qui […], per l’ampia diffusione del cognome Basile nel territorio». Questo, il Santoro non lo ha mai scritto, ed è la tesi sostenuta da Gaetano Corrado nel 1912 per affermare che il Basile sarebbe nato a Parete. Nella seconda edizione del mio saggio ho aggiunto un capitoletto di appena tre pagine, intitolato ‘‘L’attendibilità di F.S. Santoro. Un rapporto di parentela con la moglie del Basile’’, perché, attraverso la ricognizione dei Registri parrocchiali di Sant’Anna, a Giugliano, sono riuscito a delineare lo schema delle ramificazioni di un Albero genealogico, dal quale risulta che Fabio Santoro (1604), ovvero il nonno dello storico e musicologo Fabio Sebastiano Santoro, era cugino di primo grado di Flora Santoro (1589), la moglie di Giovan Battista Basile, deceduta nel 1644. Lo storico sarebbe nato nel 1669, dopo appena venticinque anni, per cui la notizia del Basile giuglianese era patrimonio di famiglia, avendo potuto apprenderla da persone che avevano conosciuto Flora, se non addirittura lo stesso Giovan Battista.

C’è poi, per chiudere questa oziosa rivisitazione biografica, la questione sollevata dal Prof. Giorgio Fulco, dal quale nel febbraio del 1986 ebbi in copia il suo saggio ‘‘Verifiche per Basile: materiali autografi e restauro di una testimonianza autobiografica’’, edito nel dicembre 1985 in Filologia e Critica, nel quale contestava le conclusioni di Benedetto Croce sulla questione dell’interpretazione da dare agli spunti autobiografici [Avventurose disavventure, a. III, s. 5], per concludere che il Basile sarebbe nato tra il 1570 ed il 1572, sì da indurmi a rielaborare alcuni importanti aspetti nel mio saggio, pubblicato dopo tredici anni, nel 1998.

Alla disamina del saggio del Prof. Fulco ho dedicato un capitolo di sei pagine, pervenendo ad altre incredibili scoperte che mi avrebbero ulteriormente confermato nella certezza che Giovan Battista Basile era nato nel 1566, e che dai versi della predetta favola marittima si ricava che egli avesse lasciato la ‘‘patria riva’’ in due diversi periodi e per diverse motivazioni, arretrando la prima partenza al 1592 rispetto a quella già da tutti riconosciuta come unica e successiva all’anno 1601, al quale il poeta fa esplicito riferimento con il verso ‘‘Nel mezzo del camin de la mia vita’’, avendo deciso di ‘‘fuggir… l’ingrate rive’’.

Quindi, anche per le profonde considerazioni critiche addotte dal Prof. Giorgio Fulco, è improponibile affermare che il Basile sarebbe nato nel 1583, riferimento biografico che contrasterebbe anche con le osservazioni – tra gli altri – di Vittorio Imbriani, il quale scrive che «nel primo decennio del seicento il Basile già si stimava vecchio, dunque aveva lasciata Napoli, non già – ‘‘nei primi anni della sua gioventù’’ – anzi dopo il trigesimoquinto».

Possiamo fare a meno, a questo punto, di dilungarci in tante altre considerazioni critiche, senza farci intimorire dall’accusa strisciante e dispregiativa di essere dei ‘‘provinciali’’, perché scesi in campo a difendere l’appartenenza di Giovan Battista Basile alla Città di Giugliano, al di là dell’evidenza conclamata che la sua opera maggiore, ‘‘Lo Cunto de li cunti’’, è patrimonio culturale dell’umanità.

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