Nel riquadro Salvatore De Martino

Lo Stato torna a riprendersi Ponticelli. E lo fa con un’operazione, tuttora in corso, con gli uomini della polizia di Stato che hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla Dda di Napoli, nei confronti di dieci persone. Le manette sono scattate per gli uomini dei clan Casella, De Luca Bossa e per i De Martino ‘XX’, quest’ultimi alleati con i De Micco. Tra i destinatari del decreto di fermo figura proprio Salvatore De Martino, fratello di Antonio, e indicato come il reggente del gruppo del rione Fiat. Oltre a lui è finita in manette anche la moglie Maria. Tra i destinatari anche Luigi Austero (già in galera e indicato come uno dei capi dei De Luca Bossa), Nicola Aulisio, Eduardo e Giuseppe Casella, Giovanni Rinaldi, Giovanni Mignano, Francesco e Pasquale Pignatiello e Youssef Christian Hathrouby. I decreti sono scattati a pochi giorni di distanza dall’omicidio di Carmine D’Onofrio, figlio di Giuseppe De Luca Bossa (ragazzo senza legami con la malavita nè alcun precedente), ucciso in un agguato in via Luigi Crisconio a Ponticelli(leggi qui l’articolo).

L’articolo precedente: l’omicidio di Carmine D’Onofrio a Ponticelli

Ben prima dell’omicidio di Carmine D’Onofrio, ucciso la scorsa notte in via Luigi Crisconio a Ponticelli, e figlio illeggittimo di Giuseppe De Luca Bossa (leggi qui l’articolo), il gruppo del lotto O aveva incassato un altro colpo. Ieri pomeriggio infatti Salvatore De Micco e Gennaro Volpicelli, imputati per l’omicidio di Antonio Minichini e Gennaro Castaldi, erano stati assolti dalla Corte d’assise d’appello di Napoli: in primo grado erano stati entrambi condannati all’ergastolo. Un risultato inaspettato. Secondo la ricostruzione l’omicidio di Antonio, figlio dei boss Ciro Minichini e di Anna De Luca Bossa, sarebbe riconducibile alla rottura dei D’Amico con i De Micco, all’epoca un unico gruppo su Ponticelli. Il reale obiettivo di quell’omicidio era però Castaldi, amico fraterno dello stesso Minichini che perse la vita perchè si trovava sullo scooter insieme all’amico. Ieri la sentenza di assoluzione ha suscitato non pochi malumori nel quartiere fino all’omicidio di stanotte.

La vendetta trasversale contro il lotto O: la guerra di Ponticelli

Carmine D’Onofrio era infatti figlio illeggittimo di Giuseppe De Luca Bossa, fratello del più noto Antonio conosciuto negli ambienti criminali come Tonino ‘o sicc. Il giovane non aveva alcun precedente nè alcun guaio con la giustizia. Le ipotesi investigative, non appena appresa la parentela del giovane, si sono subito indirizzate ad una possibile risposta alla bomba che qualche giorno fa è stata fatta esplodere sotto casa del boss Marco De Micco (leggi qui l’articolo). Un attentato che subito aveva fatto innalzare il livello di attenzione proprio per timore di ritorsioni da parte del gruppo dei ‘Bodo’. Timore fondato con l’agguato avvenuto la scorsa notte. D’Onofrio, secondo la ricostruzione dei carabinieri, era in strada con la compagna incinta all’ottavo mese. E’ stato raggiunto da sette colpi di pistola (poi repertati) morendo poco dopo per le ferite riportate presso il pronto soccorso di Villa Betania. Sette i bossoli calibro 45mm repertati sul posto dai carabinieri. I militari della Compagnia di Poggioreale e quelli del Nucleo Investigativo di Napoli procedono per le indagini. La bomba contro De Micco sembra abbia innescato un nuovo botta e risposta a Ponticelli. Già la scarcerazione dell’attuale reggente dei ‘Bodo’ (leggi qui l’articolo) aveva cambiato gli assetti nell’area. Secondo alcune informative infatti i De Micco avrebbero rinnovato l’intesa criminale con i De Martino del rione Fiat, i famigerati ‘XX’ protagonisti in questi mesi di una lunga guerra contro i De Luca Bossa, sodalizio egemone nel lotto O.

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