Il capo della Vanella Grassi deciso in carcere, la lettera inviata dal boss

Il vertice della ‘Nuova Vanella Grassi’ fu deciso in carcere. Con una lettera recapitata dallo stesso boss e fondatore del gruppo Salvatore Petriccione ‘informato’ dalla moglie e dal cognato dai contrasti sempre più evidenti tra Vincenzo Grimaldi ‘Bombolone’ e gli Angrisano. Dopo la fase del triumvirato Mennetta-Magnetti-Guarino e dopo la reggenza Accurso il gruppo si era ritrovato a corto di leadership. Così Totor ‘o marenar (Petriccione) assunse nuovamente un ruolo centrale cercando di guidare il clan dal carcere. E’ questo un passaggio chiave per capire gli assetti criminali degli ultimi anni nell’area nord di Napoli.  Passaggio contenuto nell’ultima ordinanza di custodia cautelare che ha colpito i vertici del gruppo.

La decisione del boss Petriccione

Petriccione consapevole della mancanza di leadership riconosciuta dagli affiliati a Angelo Angrisano e dal ruolo sempre più preponderante assunto da Grimaldi che, da San Pietro a Patierno, aveva allargato il suo raggio d’azione, decise così una nuova investituta. Quella di Vincenzo Spera ‘o nir, che con lui aveva una comune militanza nel fronte scissionista. Angelo Angrisano prese male la decisione mentre Grimaldi, più furbo, «fece un discorso buono» come riferito dallo stesso Angrisano, intercettato dalle forze dell’ordine.

Il ruolo di Spera nella Vanella Grassi

L’importanza criminale di Spera viene chiarita in un’intercettazione ambientale del giugno 2018 in cui Enzo ‘o nir parla con Salvatore Lamonica di non voler avere problemi nella gestione delle piazze per non averne a sua volta con Petriccione a cui manifesta stima e rispetto. Una sorta di mini summit tra due ras di primo piano dell’organizzazione. «Non è una questione di paura, è proprio una questione di stima e come quando uno stima a una persona». Lamonica lo ascolta e gli dice:«E lui stima te, Enzo quello stima proprio a te! Quello per dire che devi stare tu fratello perchè ti stima e sa la cosa sua!Se tu per esempio corrispondi alla fiducia se ne frega di quello che fai!». Nell’ordinanza gli inquirenti tratteggiano il profilo criminale di Spera: già condannato per associazione di stampo camorristico e altri reati, Spera ha molte conoscenze criminali. Sa inoltre come fronteggiare i sodali della Vanella Grassi senza lasciarsi sfuggire di mano la situazione. Appare inoltre come in grado di far rispettare l’ordine gerarchico del clan fino alla scarcerazione di Petriccione.

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