La furia del tifone Hagibis, 26 morti e 140 feriti: la metropoli resta senza corrente

Melito di Napoli: Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Photo by Steve J. Morgan, 1 October 2003.

TOKYO Balla a lungo, più di 20 secondi, e scricchiola la casa a due piani di legno e mattoni, pareti  spesse non più di 10 centimetri, a Tokyo nord. Poi torna il rumore della pioggia fitta e calda che tamburella il tetto sottile. Un  terremoto di magnitudo 5,7 mentre si è in attesa del più potente tifone degli ultimi 61 anni ha colpito nel tardo pomeriggio la costa orientale: va così in Giappone. Una scossa avvertita distintamente nella megalopoli di Tokyo-Yokohama con tutta la popolazione chiusa in casa dalla mattina dopo aver messo sacchetti di sabbia davanti ai portoni e fatto scorta di cibo, acqua e batterie perché il ciclone Hagibis è il più potente ad abbattersi sul paese negli ultimi 61 anni, con venti oltre 200 kmh. Il tifone è classificato di quinta categoria, la peggiore, e 5 è anche il livello di allerta, il più alto.

Bilancio vittime.  Il tifone Hagibis ha provocato il caos in vaste aree del Giappone causando la morte di almeno 26 persone, sono oltre una dozzina i dispersi. Più di 140 persone sono rimaste ferite Piogge record hanno inondato fiumi e innescato frane secondo quanto riportato dai media locali. Il tifone ha causato un totale di 48 frane in 12 prefetture, ha detto il governo. Sono in corso operazioni di salvataggio in molte parti del Paese colpite da frane e inondazioni diffuse. Il diciannovesimo tifone abbattutosi quest’anno sul Giappone «ha portato un disastro in regioni estremamente vaste», ha detto il portavoce del governo Yoshihide Suga. Circa 376.000 famiglie rimangono senza energia e 14.000 senza approvvigionamento idrico,

In realtà, mentre infuriano piogge torrenziali, nella capitale tutto sotto controllo grazie alla meticolosa organizzazione che da tre giorni spiega per filo e per segno ai cittadini che cosa accadrà dal punto di vista meteo e da quello della vita della città, dal traffico ferroviario ai servizi pubblici. E i giapponesi – scrive Leggo – si adeguano senza fare una piega: ognuno fa la sua parte, si sta chiusi in casa, anche costasse un finesettimana di vacanza.

Immaginate l’effetto se alla stazione Termini rimbombassero annunci e scritte sulle lavagne elettroniche tipo: “E’ in arrivo un tifone, saranno soppressi numerosi treni, siete pregati di modificare i vostri programmi, di non uscire di casa e grazie della comprensione”.