Latitante da 27 anni, Matteo Messina Denaro è l’ultimo imprendibile di Cosa Nostra

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Le foto di Matteo Messina Denaro

Il 2 giugno del 1993 il boss Matteo Messina Denaro iniziò la sua latitanza. L’ultimo imprendibile di Cosa Nostra sfugge all’arresto precisamente da 27 anni. Dopo Totò Riina e Bernardo Provenzano, Denaro è l’ultim primula rossa della mafia siciliana. Il capomandamento di Castelvetrano è riuscito a sottrarsi alla giustizia grazie anche una rete di fiancheggiatori.

Il Fantasma di Cosa Nostra è ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro. Il 29 giugno del 1994 sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Il capomafia trapanese è stato condannato all’ergastolo per le stragi del 1993

L’ULTIMO PRESUNTO AVVISTAMENTO DEL BOSS MESSINA DENARO

Gli indizi sul suo presunto avvistamento risalgono al novembre del 2019. Gli investigatori ipotizzano che potrebbe essersi fatto accompagnare nella stazione di Trapani da uno dei suoi fiancheggiatori a bordo di una Mercedes. Il particolare emerse dall’inchiesta della Dda di Palermo che portò all’arresto di tre narcotrafficanti: l’ex avvocato Antonio Messina, 73 anni; Giacomo Tamburello, di 59 anni, e Nicolò Mistretta.

Durante l’inchiesta antidroga gli investigatori intercettarono l’anziano legale Messina mentre parlava con Giuseppe Fidanzati, figlio del boss dell’Acquasanta Gaetano. I due facevano riferimento ad un ragazzo di Castelvetrano, identificato in Francesco Guttadauro, nipote del cuore di Matteo Messina Denaro, che era stato arrestato. In particolare Fidanzati ricordava di un incontro avvenuto alla stazione di Trapani con Iddu che si era fatto accompagnare a bordo di una Mercedes da un certo Mimmu. Non è chiaro se Iddu sia riferito a Guttadauro o come sospettano gli investigator Denaro.

I SEGRETI DEL SUPERBOSS

In un’intervista rilasciata alla trasmissione Atlantide, il pm Nino di Matteo ha sostenuto che: “Messina Denaro è a conoscenza di segreti legati a quelle stragi. E quelle sono stragi assolutamente anomale in cui Cosa nostra sembra in qualche modo eterodiretta… Un boss di quella caratura, in possesso ancora delle sue piene facoltà mentali, che conosce quei segreti è potenzialmente in grado di ricattare parte dello Stato… Ed è per questo che la sua latitanza è veramente grave e vi si deve porre fine al più presto, perché non si ingeneri nemmeno il sospetto che questa latitanza sia frutto della potenzialità di ricatto che quest’uomo è in grado ancora di esercitare“.