Il mancato rinnovo del contratto per via della bilancia. Questa è la storia di Cosimo Balestra, 26enne rimasto a casa a fine giugno dopo aver lavorato per un’azienda di edilizia e impiantistica di Crispiano, in provincia di Taranto. Secondo il racconto del giovane, il titolare avrebbe preteso un certificato medico che attestasse l’avvio di un percorso di dimagrimento, ponendolo come condizione assoluta per confermarlo sul posto di lavoro. Però di fronte al suo rifiuto il rapporto si è interrotto, spingendo il ragazzo, assistito dai suoi legali, a fare ricorso al giudice del lavoro per chiedere il reintegro e il risarcimento dei danni morali e patrimoniali.
Dopo una brevissima parentesi come operatore commerciale, Cosimo è stato stabilmente impiegato come operaio affrontando lavori di fatica, movimentazione carichi e guidando furgoni aziendali mai usati prima, uno dei quali è stato danneggiato con la ditta che gli ha addebitato metà del costo della riparazione. Come riporta il Corriere della Sera, proprio durante la dura fase del cantiere che il datore di lavoro ha iniziato a fare pressioni sul suo aspetto fisico, nonostante Cosimo si sentisse perfettamente in grado di svolgere le sue mansioni. Si è poi arrivati all’aut-aut di fine giugno in cui gli è stato chiesto di documentare una dieta con la promessa che se avesse intrapreso la strada per dimagrire sarebbe stato reintegrato.
Le reazioni politiche
“Pensavo che il mercato del lavoro italiano avesse già toccato il fondo, e invece abbiamo iniziato a scavare. La storia di Cosimo Balestra ha dell’incredibile, ed è lo specchio di una mentalità padronale tossica e medievale. Un ragazzo diplomato in informatica che si adatta a fare il manovale pur di lavorare, e che alla fine viene ricattato sul proprio peso corporeo. “O mi porti un certificato medico che dimostri che stai dimagrendo, o non ti rinnovo il contratto”. Siamo all’assurdo. Un datore di lavoro che si erge a giudice del corpo dei propri dipendenti, calpestando la professionalità, la privacy e soprattutto la dignità umana. Tutta la mia solidarietà a Cosimo che ha deciso di denunciare e portare questa assurdità davanti a un giudice del lavoro. Sperando che questa sentenza faccia scuola e che certi personaggi capiscano, una volta per tutte, che i lavoratori non sono di loro proprietà“, scrive il sindaco di Corbetta, Marco Ballarin.


