Lite a Sanremo, Morgan racconta la verità sul testo: «Non avete capito, ve lo spiego io»

Non sarà facile da dimenticare quanto accaduto tra Morgan e Bugo a Sanremo 2020. E infatti, fa ancora discutere la lite sul palco dell’Ariston, nata dopo che l’ex coach di Amici ha modificato il testo di del brano ‘Sincero’. Sul sito ufficiale però, Marco Castoldi, ha voluto spiegare vari aspetti sui ‘versi della discordia’.

«È un testo dissident, non un dissing. Si tratta di dissenso cantato da un dissidente a un dissennato cantante», la spiegazione di Morgan. Poi precisa che in molti potrebbero aver interpretato in modo errato alcuni versi del testo. Di seguito le parole dell’artista.

«La versione del sottoscritto, quindi quella paradossalmente ufficiale, visto che si tratta di una versione tutt’altro che depositata e ufficializzata a tal punto che è causa della squalifica dalla gara, è la seguente:
Certo disordine è una forma d’arte“…
intendendo qui che alcune tipologie di disordine, ad esempio quel disordine che appartiene alla creatività o alla organizzazione fantasiosa e non rigida della realtà e degli oggetti che fanno parte della realtà, sono delle modalità che a volte stanno alla base dell’artista stesso, cioè che molte opere d’arte nascono proprio dal caos come del resto si narra che il mondo venga generato da un magna amorfo, L’ápeiron. Dal Caos al Cosmos.

Dunque non dobbiamo sganciare le frase successiva da questa, perché la frase che ad essa segue è parte del ragionamento ossia parafrasato:
Ok, d’accordo, lo sappiamo che in molti casi gli artisti sono disordinati, casinisti, incasinati, ma tu no, tu non sei il prodotto della coltivazione del disordine, ma piuttosto uno che calcola e trae forza dal rancore.
Quindi: certo disordine è una forma d’arte, ma tu sai solo coltivare invidia».

Tante precisazioni

Infine, Morgan, accenna anche l’ultima strofa che il pubblico ha ascoltato: «Quei due verbi non vanno confusi perché hanno un significato particolare. Essere su quel palco è un privilegio per qualsiasi artista, quindi va ringraziato qualcosa di superiore a noi, che non deve essere necessariamente Dio, ma qualcosa di simile al destino o alla fortuna o al caso o alla provvidenza ma certamente una cosa grande che dobbiamo onorare e viverne la sacralità. Il rispetto, invece, lo si deve a tutte quelle persone che hanno contribuito a far sì che quel brano finisse a Sanremo. Una cosa che Bugo e i suoi collaboratori non hanno avuto per me nei due mesi precedenti al Festival. “Dentro“, invece, non significa solo in gara al Festival, ma anche e soprattutto all’interno di un meccanismo dal quale si trae beneficio in ogni suo aspetto quindi anche giù dal palco, nelle radio, nelle tv, sui giornali ecc.».