Francesco Maglione, ras defunto di Villaricca
Francesco Maglione, ras defunto di Villaricca

Sono la sorella e la nipote di Francesco Maglione, il ras di Villaricca morto nello scorso fine settimana, la madre e figlia arrestate ieri dalla polizia di Stato, su ordine del Gip del tribunale di Napoli Nord, per usura, estorsione, violenza privata. Determinante la denuncia della vittima. Nel corso del blitz, i poliziotti della squadra investigativa del commissariato di Giugliano-Villaricca hanno sequestrato anche la somma di 160mila euro.

L’inchiesta su Maglione

Per la Procura di Napoli Nord, che ha coordinato le indagini, le due donne sarebbero usuraie a tempo pieno. E negli anni, assieme a Francesco Maglione ,già condannato per usura, ma deceduto di recente, avrebbero prestato soldi ad amici, parenti, conoscenti. Costringendo poi i debitori a versare periodicamente rate a titolo di interessi usurai, ma anche derrate alimentari. L’episodio che ha portato in carcere madre e figlia riguarda una persona che aveva chiesto alle due donne un prestito di 10mila euro.

E in due anni ne aveva restituiti 26mila. Per le indagate, tuttavia, la vittima doveva ancora altri soldi per rientrare completamente dal debito. Così più volte è stata intimorita ricordando la vicenda, datata 2018, di un imprenditore che si era suicidato proprio perché non era riuscito a saldare il debito usuraio contratto con il congiunto.

La morte di Francesco Maglione

E’ deceduto presso la sua abitazione, dove era relegato ai domiciliari per il suo precario stato di salute, Francesco Maglione alias ‘Din Don’ 60enne di Villaricca. Il Questore di Napoli Giuliano ha deciso di vietare i funerali pubblici. Ha disposto che la salma venisse portata direttamente al cimitero per la benedizione e sepoltura.

Maglione era una persona nota alle forze dell’ordine. Vantava precedenti per associazione di stampo camorristico, legami prima con i Casalesi e poi con il clan Ferrara-Cacciapuoti di Villaricca. Accusato di usura nei confronti di un imprenditore di Giugliano, suicidatosi per le violente minacce subite.

La figura di ‘Din Don

Tratto in arresto insieme ad altre 4 persone dagli agenti della squadra mobile di Napoli e del commissariato di Giugliano-Villaricca. Ai 4 arrestati, del clan Ferrara-Cacciapuoti, contestati i reati di estorsione ed usura aggravata dall’agevolazione mafiosa. Le indagini sono partite dal suicidio di Giuseppe Giuliani, imprenditore 42enne il 28 luglio del 2018. Il corpo era in un vecchio opificio dismesso in Giugliano
L’imprenditore suicida, infatti, si occupava del commercio e dello smaltimento di materiali metallici.

Entrato nel vortice dell’usura non resse al peso delle continue estorsioni da parte di soggetti legati al clan Ferrara-Cacciapuoti. Decidendo così di mettere fine alla sua vita. Gli investigatori, infatti, scoprirono che Giuliani avrebbe pagato somme estorsive anche per l’esecuzione di lavori di smaltimento dei veicoli del Consorzio Unico di Bacino. Per corrispondere le richieste estorsive si sarebbe indebitato con altre persone impostegli dagli stessi uomini del clan. Tutto dietro corresponsione di somme mensili con tassi usurai superiori al 15%. Maglione, tra l’altro, è il padre di Sebastiano, il 14enne ucciso a Mugnano nel marzo del 2005 con un proiettile nella nuca.

L’appello dei parenti

I parenti di Maglione avevano lanciato un appello affinchè lasciasse il carcere a causa delle sue precarie condizioni di salute visto che soffriva di cardiomiopatia dilatativa, in attesa di trapianto cardiaco

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