Diecimila euro e assunzioni nella cooperativa, il patto tra la camorra e il sindaco di Marigliano

Sono accuse pesantissime quelle a carico di Antonio Carpino, sindaco di Marigliano, tirato in ballo da tre collaboratori di giustizia. Carpino è stato arrestato questa mattina per “scambio elettorale politico-mafioso” e “corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso”, reati commessi per la Procura a Marigliano, dall’ottobre 2014 al giugno 2015. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Egle Pilla si ipotizza che Carpino avrebbe “accettato la promessa da parte di Cristiano Piezzo e Massimo Pelliccia (rispettivamente capo del clan dei mariglianesi ed esponente di spicco dello stesso clan, articolazione dei Mazzarella) nonchè di Luigi Esposito ‘o sciamarro e di suo genero Tommaso Schisa di procurargli voti in cambio dell’erogazione di denaro e della promessa di erogazione di altra utilità: nello specifico Carpino avrebbe promesso a tutti loro, in cambio della preferenza elettorale che avrebbe costituito una cooperativa di ex detenuti in cui assumere le persone da essi indicati nonchè avrebbe assicurato i contratti futuri del Comune a imprenditori indicati da Piezzo e da Esposito». Nell’ordinanza poi si precisa che «Carpino effettivamente versava a Luigi Esposito e destinava a Cristiano Piezzo la somma di 10mila euro divisa in due tranches».

I pentiti incastrano il sindaco di Marigliano Carpino

Ad inchiodare Carpino soprattutto le dichiarazioni di Schisa e Pelliccia. Quest’ultimo, in un verbale del 13 novembre del 2018 ha affermato:«Carpino mi chiese di procurargli i voti della gente del mio quartiere Pontecitra e dei miei familiari; lo chiese a me perchè sapeva che comandavamo noi e che la gente faceva quello che dicevamo noi. La gente aveva paura di noi. Carpino venne da me più volte per chiedermi i voti e lo ribadì anche al suo studio. Sono certo che Carpino chiese i voti anche a Luigi Esposito in quanto lo stesso Esposito mi confermò che Carpino lo aveva chiamato e che gli chiedeva i voti».

Le dichiarazioni di Schisa

Stesso tenore le dichiarazioni di Tommaso Schisa, ex enfant prodige della mala di Ponticelli:«Carpino  l’abbiamo fatto salire noi a Marigliano. Antonio Carpino era l’avvocato di mio suocero. Si era candidato alle elezioni amministrative e chiese aiuto a mio suocero. In cambio del nostro sostegno promise che ci avrebbe dato una cooperativa per ex detenuti e anche la gestione delle pulizie. Fu Carpino ad avvicinare mio suocero chiedendogli di aiutarlo per essere eletto sindaco. Quando ero in permesso premio ho avuto rapporti diretti con Carpino per accordarci sulle votazioni e sul passaggio successivo, la gestione che avremmo avuto delle cooperative. Mio suocero si occupò di procacciare i voti. Ricordo che si mise anche personalmente ad accompagnare le persone a votare con la macchina».

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