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domenica, Febbraio 25, 2024
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Omicidio Natale, clan di camorra in allerta tra riunioni e preoccupazioni

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Nell’omicidio di Antonio Natale hanno avuto un ruolo importante anche alcuni esponenti della camorra acerrana. A far emergere questo retroscena è stato Gennaro Pacilio, diventato collaborare di giustizia nel giugno del 2023. La sua ascesa criminale gli ha permesso di diventare il braccio destro del boss Bruno Avventurato, riuscendo, così a partecipare alle riunioni più importanti avute anche con gli alleati del clan Andretta. Proprio l’ex uomo di fiducia ha rivelato ai magistrati dell’Antimafia le dinamiche criminali del suo clan in merito al traffico d’armi, alle estorsioni, allo spaccio droga e ai raid armati.

L’OMICIDIO DI ANTONIO NATALE, LE RICOSTRUZIONI DEI PENTITI

In particolare Pacilio ha ricostruito l’omicidio di Natale Antonio di cui è
stato esecutore materiale insieme ad Emanuele D’Agostino facendo, di fatto, riferimento anche ad una sorta di patto stretto tra il clan Avventurato ed il gruppo Bervicato.  Alla luce del suo ruolo di killer, l’uomo ha confermando che Natale è stato ucciso poiché aveva sottratto armi e soldi a Domenico Bervicato.

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UN SUMMIT A CASA DI PACILIO

Pacilio ha parlato di una riunione, avvenuta a casa sua, alla quale avrebbero partecipato Bruno Avventurato, Domenico Bervicato e altre persone. Il capopiazza caivanese avrebbe confidato di avere un “problema” da risolvere con un suo giovane pusher, proprio a quel punto Avventurato lo avrebbe assicurato in merito alla risoluzione del problema: “In quanto eravamo parte di un’unica famiglia criminale“.

Alla fine del summit il boss acerrano avrebbe proposto l’omicidio a Pacilio in cambio di una cospicua somma di denaro: il killer avrebbe accettato l’incarico chiedendo, però, il pagamento di un acconto. Stando al racconto del collaboratore, il giorno successivo all’incontro casalingo, Bervicato avrebbe pagato circa 10mila ad Avventurato e così si sarebbe suggellata la nuova “alleanza criminale“.

LE PAROLE DI COCCI

Il giovane ucciso sarebbe stato percepito come un pericolo dalla mala locale come confermato da Antonio Cocci, pentito del clan Sautto-Ciccarelli: Antonio non aveva paura di nessuno, egli è morto nel momento in cui è stata usata la “giostra”, la malavita ha utilizzato Domenico Bervicato per eliminare la mina vagane che era diventata Antonio Natale…Natale era scomodo…perché faceva quello che gli diceva la testa – aggiunge poi – In quel periodo Antonio Natale era una scheggia impazzita e faceva paura anche ai vertici dei clan locali”.

GLI ARRESTI 

Si è chiuso, dunque, lo scorso 29 novembre il cerchio sull’omicidio di Antonio Natale, il pusher ribelle di Caivano ucciso il 4 ottobre 2021 dal gruppo criminale di cui faceva parte perché colpevole di essersi impossessato di una borsa contenente droga, armi e denaro.

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, al termine di indagini coordinate dalla Dda di Napoli, hanno notificato tre arresti in carcere a tre persone già detenute ritenute appartenenti al commando che attirò in un tranello e poi assassinò Natale con tre colpi di pistola al torace e alla testa. Si tratta di Gennaro Pacilio, Emanuele D’Agostino e Bruno Avventurato. 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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