Un omicidio che doveva inaugurare un nuovo corso criminale ad Arzano. Quello di Ciro Casone, referente dei Moccia nella cittadina dell’hinterland, e dell’innocente Vincenzo Ferrante. Quel delitto, avvenuto il 26 febbraio 2014, certificò le ambizioni criminali del gruppo di Renato Napoleone che da ‘costola’ degli Amato-Pagano ambiva a conquistare maggiore autonomia. Fondamentali per ricostruire quell’omicidio le intercettazioni a casa della vedova di Casone. Grazie alle cimici gli inquirenti scoprirono che la donna aveva riconosciuto nella batteria dei killer proprio Napoleone e che lo stesso, insieme ad altri ragazzi delle palazzine della 167, aveva avuto addirittura l’ardire di andare dalla donna a porgerle le condoglianze. La II sezione della Corte d’Assise di Napoli per quel delitto ha condannato all’ergastolo (con isolamento diurno per un anno e sei mesi) tutti e tre gli imputati e cioè Renato Napoleone, Francesco Paolo Russo e Antonio Angelo Gambino.

Le mire di Napoleone su Arzano

A puntare il dito contro Napoleone e i suoi diversi collaboratori di giustizia come Domenico Esposito, esponente del clan Moccia nel sottogruppo di Sabatino Felli, a sua volta ex referente di Domenico Cimini, ras di Casoria. «Ciro Casone è stato ucciso da quattro persone: Giuseppe Monfregola, Pasquale detto pitistecca (Pasquale Cristiano) che ora comanda Arzano (poi assolto ndr), il figlio di Armando Gambino e un altro giovane di Melito. Il quarto ragazzo che ha partecipato alla sparatoria è stato poi ucciso nelle vicinanze di Giugliano per fare un piacere a….». Esposito ha raccontato agli inquirenti quale fu il prologo dell’omicidio al centro estetico:«Monfregola e Pitistecca tenevano inizialmente la piazza di droga nella 167 di Arzano, sottoposti a Casone ed Elpidio (Elpidio Patricelli, organico al clan Ferone); poi litigarono con Casone per soldi e picchiarono Elpidio, dichiararono guerra e si allearono con Renato Napoleone di Melito; E’ vero che avevano contro di loro Casone, Castiello e Di Annicella, ancora afragolesi, però utilizzarono a loro favore Sabatino Felli che in quel momento era in contrasto con Casone. E così Felli che comandava a Casoria, aveva scaricato Casone e detto agli Amato-Pagano che potevano fare quello che volevano. Elpidio che fu chiamato da quelli di Melito tramite la Vanella Grassi. Elpidio fu prelevato ad Arzano da quelli di Casavatore cioè i Ferone (con cui era legato) insieme a quelli della Vanella; lo portarono alla 167 di Arzano dove li aspettavano gli Amato-Pagano; gli dissero che era fortunato ad essere il genero di Ernestino Ferone, altrimenti sarebbe morto anche lui; gli dissero che avrebbe dovuto riferire tutti i movimenti di Casone e avrebbe dovuto riferire sulle estorsioni che si stava prendendo Casone. Elpidio accettò».

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