Duplice omicidio fuori al cimitero di Melito, tre boss condannati e uno assolto

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Duplice omicidio Stanchi-Montò, sentenza d’Appello per i vertici della Vanella Grassi. Tante le novità rispetto al primo grado di giudizio con gli ergastoli per tutti gli imputati. Innanzi alla prima Assise (presidente Alaia, procuratore generale Marino) invece c’è stata una rideterminazione complessiva delle pene. Il risultato più clamoroso è quello che riguarda Umberto Accurso (difeso dall’avvocato Claudio Davino). Il suo legale è riuscito ad incassare con lui l’assoluzione sconfessando completamente diversi collaboratori di giustizia che avevano tirato in ballo il giovane ras. Quadro cambiato rispetto al primo grado anche per Alessandro Grazioso (difeso dallo stesso Davino e da Angelo Rossi) e Luigi Aruta ‘Pilotino’ (difeso dal solo Davino) che passano dal carcere a vita a 20 anni di reclusione. Assolti anche Ciro Castiello e Edoardo Zaino (difeso da Carlo Ercolino). Condanne all’ergastolo confermate per Antonio Mennetta, Fabio Magnetti e Francesco Barone. I corpi di Stanchi e Montò trovati all’esterno del cimitero di Melito.

Duplice omicidio Stanchi – Montò

Raffaele Stanchi, alias ‘Lello bastone’, all’epoca leader indiscusso della piazza delle ‘case dei puffi’ incontrò la morte in seguito all’acquisto di una grossa partita di droga non pagata poi alla Vanella Grassi. Ecco perché, secondo la Dda, scattò la trappola in cui il ras cadde insieme a Luigi Montò. Si fidò, nonostante la sua esperienza negli ambienti di malavita, delle persone sbagliate e parcheggiò la propria autovettura per salire su quella dei carnefici. Stanchi e il suo guardaspalle caddero in trappola e poi uccisi a Miano, nell’abitazione di Carlo Matuozzo (ucciso successivamente a sua volta dai ras della Vanella Grassi). Il racconto di quell’esecuzione è agghiacciante: «Fabio Magnetti sparò in bocca a Lello bastone (Raffaele Stanchi) e affianco a lui c’era Umberto Accurso, suo cugino. Quest’ultimo divenne un capo della Vanella Grassi proprio dopo quel delitto: fu il suo battesimo del fuoco» come raccontato dal collaboratore di giustizia Gianluca Giugliano che ha poi spiegato come i due corpi arrivarono a Melito. Racconto adesso pienamente sconfessato dalla sentenza d’appello.

Cadaveri carbonizzati fuori il cimitero di Melito

I due cadaveri furono trovati carbonizzati la mattina successiva nei pressi del cimitero di Melito. Si trattò di un tentativo di depistare le indagini, ma soprattutto di disorientare i nemici della Vanella, facendogli credere che si trattasse di un’epurazione interna. Decisive ai fini delle indagini furono le dichiarazioni dell’ex boss Rosario Guarino ‘Joe Banana’ insieme ad un’intercettazione ambientale risalente al 31 ottobre 2011. Stanchi conversava con un uomo ad oggi non identificato e i due fecero dei riferimenti all’intenzione di non pagare quelli della Vanella Grassi per la partita di droga da poco acquistata.

Il taglio della mano: la scena ripresa da Gomorra

A Stanchi prima di dargli fuoco già cadavere, gli fu tagliata la mano destra, quella usata abitualmente per maneggiare i soldi. Un particolare macabro poi ripreso anche in una scena di Gomorra. Un chiaro segnale a chi doveva capire che stava nel mancato pagamento della sostanza stupefacente. Uno “sgarro” imperdonabile per Antonio Mennetta che con quella mano tagliata firmò la sua personale dichiarazione di guerra agli Abete-Abbinante inaugurando la Terza Faida. Una faida iniziata a Melito.

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