Totò Riina e il giallo del cellulare in carcere, il retroscena sorprendente

Torna il giallo del telefono cellulare in carcere del boss mafioso Totò Riina. Una circostanza, datata agosto 1993 ed emersa solo pochi mesi fa al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia di Palermo, che adesso viene smentita dall’allora capo dell’Ufficio legislativo della Direzione generale degli Affari penali Liliana Ferraro, che lo corso 18 novembre è stata ascoltata nei locali della Dia di Roma dalla Procura generale di Palermo. I giudici della sentenza di primo grado criticarono pesantemente le “eclatanti dimenticanze”, ma anche la “deposizione sorprendente” dell’amica storica di Giovanni Falcone, Liliana Ferraro, che prese il posto del magistrato ucciso all’ufficio Affari penali del ministero della Giustizia.

 

Il verbale delle dichiarazioni di Liliana Ferraro, di cui l’Adnkronos è in possesso, è adesso agli atti del processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. “Viene riferito che ci fu un momento in cui si seppe… vi era stata una segnalazione, un’informazione del Capo della Polizia riguardo al possibile possesso di un telefono cellulare di Riina al carcere di Rebibbia. Lei è mai venuta a conoscenza di?…”, chiede il pg Giuseppe Fici, che rappresenta l’accusa nel processo di secondo grado che si celebra davanti alla Corte d’assise d’appello di Palermo. “No, assolutamente. Non ho nessun ricordo di questo”, risponde Ferraro. “L’ho letto in questi giorni, l’ho letto su un giornale…”. E aggiunge: “Ho letto che l’ha detto il dottor Calabria al dibattimenti e che non l’aveva detto prima e che… Però io.. a me non.. che io ricordi…”.

fonte Adn Kronos