"Un giramento di testa e l'ho lasciato cadere, soffro di schizofrenia ma loro non lo sapevano", i verbali completi di Cannio

“Ad un tratto l’ho preso in braccio e sono uscito fuori al balcone …. giunto all’esterno con il bambino tra le braccia mi sono sporto e ho lasciato cadere il piccolo.

Ho immediatamente udito delle urla provenire dal basso e mi sono spaventato consapevole di essere la causa di quello che stava accadendo…”. Sono parole da brividi quelle pronunciate da Mariano Cannio, il 38enne accusato dell’omicidio del piccolo Samuele, precipitato nel vuoto venerdì scorso a Napoli, mentre rendeva sommarie informazioni: “Sono fuggito a casa e – ha poi aggiunto – sono andato a mangiare una pizza nella Sanità”

Emergono ulteriori dettagli dal racconto che Mario Cannio ha fornito nel corso dell’interrogatorio ieri durante l’udienza di convalida del fermo.  «Ho preso in braccio Samuele perché con una sedia è salito vicino la cucina, dopo di che mentre avevo Samuele in braccio ho spostato la sedia con un piede, non ricordo con precisione quale sedia della cucina fosse. Mentre avevo in braccio Samuele gli ho parlato e lui mi ha detto che dopo sarebbe andato a giocare a calcio e io gli ho raccomandato di fare gol. Dopo poco tempo sono uscito fuori al balcone, avendo sempre il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera ho avuto un capogiro. Mi sono affacciato dal balcone mentre avevo il bambino in braccio perché udivo delle voci provenire da sotto, a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto. L’ho fatto perché in quel momento ho avuto un capogiro». Insomma, stando alle parole di Cannio si sarebbe trattato di una sorta di incidente non volontario, un gesto inconscio non voluto o comunque non premeditato.

La pizza e il caffè dopo la tragedia

 «Dopo che ho fatto cadere Samuele non mi sono nemmeno affacciato perché ho avuto paura, infatti mi sentivo in colpa per quello che era accaduto essendo consapevole di esserne la causa. Appena ho udito le urla provenire da sotto sono scappato e mi sono diretto nel vicino quartiere Sanità dove ho mangiato una pizza, infatti avevo una fame nervosa scaturita dalla paura. Dopo aver mangiato la pizza verso le 13,30 circa, sono tornato a casa e mi sono messo sul letto a riposare, dopo un poso sono sceso nuovamente e ho raggiunto via Duomo dove a un bar ho bevuto un cappuccino e mangiato un cornetto. Ho fatto poi ritorno a casa dove sono stato trovato dai poliziotti. Voglio precisare che avevo sempre addosso gli abiti di quando ero a fare le pulizie a casa Gargiulo».

Cannio ha raccontato di essere in cura al centro di igiene mentale di via Santa Maria Antesaecula: “Vengo seguito dal dottor Tuccillo che mi ha riferito che sono affetto da schizofrenia. Il dottore mi ha prescritto una cura che prevede un’iniezione al mese del farmaco Xeplion 100 che faccio al centro di igiene mentale. Questo mese mi è stata somministrata la dose prevista. Non ho detto alla famiglia Gargiulo che ero in cura presso il centro, tantomeno che soffrivo di schizofrenia».

Samuele domestico: la testimonianza del vicino  

L’uomo si trova ora nel carcere di Poggioreale, dopo le ultime dichiarazioni il gip che si occupa del caso ha convalidato ieri il suo fermo. L’uomo si trova nel reparto dei pazienti affetti da problemi psichici. L’ipotesi è che la difesa chieda quanto prima una consulenza psichiatrica per attestare l’insanità mentale del loro assistito. Anche per questo motivo nella convalida firmata dal gip si legge come il movente “non può dirsi allo stato pienamente accertato.” Arrivano anche le testimonianze di un vicino che avrebbe assistito all’intero accaduto. “Non mi ricordo l’ora esatta. Mi trovavo lì fuori come tutti i giorni e all’improvviso abbiamo visto questo bambino che cadeva. Lui stava fuori al balcone con il bambino. È precipitato giù. C’era sangue dappertutto e non si è capito più niente.”

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