truffa auto d'epoca
Foto di repertorio

Si facevano accreditare le caparre per la vendita di auto storiche e parti di esse ma dopo averli ricevuti sparivano. I carabinieri di Genova hanno arrestato cinque persone (quattro in cella e uno ai domiciliari) mentre altre due persone sono state sottoposte all’obbligo di dimora e di firma in una operazione che è stata denominata ‘Old cars’.

“Vendevano” auto d’epoca online, ma sparivano dopo il pagamento: 5 arresti

Le indagini sono partite nel 2020 dopo una serie di segnalazioni di truffe on line. Secondo quanto emerso dalle indagini, i truffatori pubblicavano sui siti specializzati come autoscout24 o subito.it falsi annunci con l’indicazione di un numero di telefono per le trattative, intestato ad un prestanome. Una volta trovato l’accordo l’acquirente doveva versare un acconto su una carta prepagata, vaglia postale, o money transfert intestati a persone compiacenti. Ricevuto il pagamento, si rendevano irreperibili. Sono 22 le truffe consumate e tre quelle tentate da dicembre 2020 a marzo 2021.

Gli investigatori ipotizzano che siano un centinaio i casi riconducibili agli indagati ai quali la procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa. La mente della gang, secondo gli iquirenti, era Lorenzo Giannico, genovese di 41 anni, insieme al fratello Pietro, 50 anni. Arrestato anche Ciro Contiero, 57 anni, e Roberto Passarello, 46 anni. Per mettere in piedi il raggiro, il gruppo contattava persone con difficoltà economiche che per 100 euro si intestavano le carte ricaricabili che però venivano gestite dal gruppo. In totale sono 23 mila euro i soldi raccolti con il raggiro. Una volta ricevuta la caparra, il numero veniva disattivato. In alcuni casi le vittime sono riuscite a ricontattare i truffatori dai quali sono stati sbeffeggiati al telefono. “Sei stato stupido, ti abbiamo raggirato”, dicevano.

Truffe anche in Campania

I colpi sono stati messi a segno in Liguria, Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia, Calabria, Campania e Abbruzzo. Le auto messe in vendita andavano dalle 500 alle Porche 911, dalle Alfa Romeo ai Maggioloni. I carabinieri sono risaliti a Giannico analizzando il flusso di una posta pay intestata a un uomo che percepiva l’assegno sociale. Gli investigatori hanno notato un’entrata di 10 mila euro e diverse uscite verso un’altra poste pay intestata appunto a Giannico. (ANSA).

 

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