Viaggi all'estero, il Governo:
Viaggi all'estero, il Governo: "Quarantena obbligatoria e tampone al rientro"

Il ministro della salute Roberto Speranza firmerà, nel corso della mattinata di oggi, una nuova ordinanza che stabilisce nuovi vincoli per limitare i contagi da coronavirus tra chi intende recarsi all’estero. È quanto si apprende da fonti del Ministero della Salute.

L’ordinanza dispone «per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea, tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni». Quarantena che è prevista per tutti i Paesi extra Ue. Il provvedimento è stato deciso dopo l’impennata di prenotazioni di voli per l’estero e per evitare quanto accaduto nella scorsa estate.  Per questo si è deciso di porre un freno ai contatti al momento del ritorno in Italia.

Le altre notizie | «Spalmiamo i morti Covid», l’audio choc per evitare la zona rossa: 7 indagati

Sono 7 gli indagati nell’inchiesta sui presunti dati falsi sulla pandemia di Covid in Sicilia: secondo gli inquirenti avrebbero alterato i dati destinati all’Iss modificando il numero dei positivi, dei tamponi e dei decessi, per condizionare i provvedimenti adottati per il contenimento della diffusione del virus. Tra gli indagati ci sono l’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza (accusato di falsità materiale ed ideologica), la dirigente generale del Dasoe Maria Letizia Di LibertiMario Palermo , Direttore del Servizio 4 del DASOE; Salvatore Cusimano, dipendente della Regione Siciliana, Emilio Madonia, dipendente della Società «Pricewaterhousecoopers Public Sector srl» , che gestisce il sistema informatico dei flussi dei dati dell’assessorato, Giuseppe Rappa e Roberto Gambino, dipendenti dell’Asp di Palermo.

«Spalmiamoli un poco…» Così l’assessore alla Salute Ruggero Razza diceva alla dirigente regionale Di Liberti che avrebbe dovuto comunicare i dati dei decessi per Covid in Sicilia all’Istituto Superiore di Sanità. «I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?», chiede lei non sapendo di essere intercettata. «Ma sono veri?», chiede Razza. «Si, solo che sono di 3 giorni fa», risponde. E Razza dà l’ok: «spalmiamoli un poco». La dirigente prosegue: «ah, ok allora oggi gliene do uno e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché ieri il San Marco ne aveva avuti ieri altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene?» «Ok», risponde l’assessore Razza.

L’audio choc di La Rocca a novembre

«Non sento c… perché oggi faranno le valutazioni (dal ministero) e in funzione dei posti letto in terapia intensiva decideranno in quale fascia la Sicilia risiede». Sono le parole del direttore generale del dipartimento Salute Mario La Rocca in un messaggio audio Whatsapp del 4 novembre, giorno nel quale la Sicilia diventava zona arancione, con il rischio di diventare rossa inserito nella chat di lavoro dei funzionari che si occupano di inserire i dati ufficiali necessari a elaborare molti dei parametri che decidono il «colore» delle varie Regioni. Quel messaggio audio, che non è collegato all’indagine che ha portato agli arresti di oggi nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Trapani, il 21 novembre venne pubblicato dal quotidiano ‘La Sicilia’ e suscitò polemiche. In quei giorni c’era incertezza sui numeri delle terapie intensive realmente disponibili.

Nella chat La Rocca con toni perentori incalzava: «Appena stasera ci chiudono, ognuno sarà responsabile di quello che la Sicilia subirà in termini di restrizioni». Si scatenarono le polemiche da più parti e il ministero della Salute decise l’invio di personale tecnico e carabinieri del Nas in Sicilia per fare luce sulla vicenda dei numeri. «Ero incavolato, dicevo ai manager di ospedali e Asp che dovevano applicare il piano della Regione destinando posti letto ai malati Covid ma non lo facevano – precisò dopo Mario La Rocca – non avevano gli attributi per imporsi su alcuni medici: perché ci sono medici che si stanno sacrificando dando l’anima in questa emergenza e ci sono quelli che invece non vogliono occuparsi di questi malati per poter continuare a gestire pazienti in intramoenia».

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