Dopo il coma quasi irreversibile degli ultimi mesi, è arrivato puntuale il risveglio seppur ancora parziale. Il Giugliano che appena qualche mese fa si disimpegnava e bene, nel campionato professionistico ex C2, oggi chiamato Seconda Divisione, domenica scorsa ha invece debuttato nel campionato regionale di Eccellenza, tanto per capirci una serie in meno a quello del campionato nazionale Dilettanti, e due serie in più alla Prima Categoria, serie dove gioca l’altra squadra cittadina, l’Atletico Giugliano. Dopo i sogni passati della C1, ecco oggi il brusco risveglio sulla realtà odierna, fatta di grandi sacrifici per garantire il continum-vitae della società, passata negli ultimi tre anni di mano in mano fino a quelle di Fontanella, Pirozzi e compagnia bella, e della rosa della squadra, rinnovata in ogni ordine e posto con ragazzi nuovi e ampiamente sconosciuti. Solo il tecnico è “vecchio” per modo di dire, perché è una conoscenza diretta dei tifosi giuglianesi, che ricordano in lui i fasti passati delle vittorie e delle promozioni. Peppe Monti, ex stopper del Giugliano fine anni novanta che conquistò la C2, poi tenuta per quasi un decennio, domenica scorsa era in panchina a sbracciarsi per dirigere i suoi nuovi ragazzi, che indossano la tanto amata maglia gialloblu, e che hanno esordito con uno striminzito e fortunoso pareggio contro l’Internapoli di mister Pianese. Monti, per gli amici “Billone”, ha accettato con entusiasmo l’opportunità offertogli dall’ex compagno di reparto Biagio Grasso, direttore generale del club, senza pensarci ha scelto la panchina dei tigrotti per cercare di riportarli in alto il prima possibile, con un occhio però sempre vigile e attento ai bassifondi della classifica, terreno preferito della squadra negli ultimi due anni, con l’ultimo posto in C2 e il penultimo in Serie D. L’allenatore sa bene che non deve vivere di illusioni, perciò seppur in Eccellenza e lontano dai fasti passati, il suo obiettivo primario non è quello di vincere, ma quello di arrestare la caduta libera in cui è scivolata la squadra. Basta retrocessioni, basta sofferenza, il suo Giugliano deve almeno navigare in acque tranquille. E per farlo non può certo accontentarsi della prestazione offerta contro l’Internapoli, che è venuto a Giugliano per non perdere la partita salvo poi accorgersi a gara in corso che poteva ampiamente vincerla, se solo fosse stato più continuo e meno sciupone. E anche meno sfortunato, dato che dopo essere passato in vantaggio a dieci minuti dal termine con Dentice, ha dovuto subire il pari di Castaldi proprio allo scadere, praticamente all’ultima azione. Chissà cosa avranno pensato i pochi e temerari tifosi del Giugliano, appollaiati sugli spalti lasciati desolatamente vuoti, che ricordandosi che l’Eccellenza va in scena alla dieci e trenta di mattina e non dopo pranzo come si era abituati da due lustri, hanno scelto il De Cristofaro alle altre cose che abitudinariamente facevano di domenica mattina. Con negli occhi ancora le giocate di Vives e Cejas, o di Migliaccio e Corona, hanno visto sfilare i vari Guarracino, Coppola, Bonetti, Vattucci, e gli altri ragazzi dell’attuale Giugliano, che in tempi normali sarebbero stati sugli spalti con loro per ammirare i calciatori veri. Per carità, non che loro non lo siano, o meglio che non lo possano diventare, ma ieri era un’altra cosa. Anzi per la verità lo è oggi un’altra cosa, ed è bene cercare di abituarsi il prima possibile.
IL GIUGLIANO DEBUTTA NEL CAMPIONATO D’ECCELLENZA, PAREGGIO CON L’INTERNAPOLI
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