Da Maradona a Messi. Dal Dio del calcio al suo degno erede, la sua reincarnazione in terra. 40 anni dopo: come “El Pibe de Oro” decise il quarto di finale contro i Tre Leoni (partita finita con il punteggio di 2-1 per la Selección) nel quarto di finale della Coppa del Mondo 1986 allo stadio Azteca di Città del Messico, grazie alla “Mano de Dios” e al “Gol del Secolo”), due sono stati gli assist della Pulce ieri sera, il primo per Enzo Fernandez e il secondo per Lautaro Martinez, contribuendo a fissare il punteggio nuovamente sul 2-1 e, quindi, alla qualificazione dell’Albiceleste per l’ultimo atto del Mondiale americano. Per provare a compiere un’impresa riuscita a pochi nel passato: vincere la Coppa del Mondo per due edizioni consecutive.
E il ricordo di tutta la nazionale argentina, in particolar modo di Messi, non poteva che andare a Maradona, che a fine partita, intervistato dalla stampa presente al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, la Pulce non ha avuto dubbi: «Sicuramente Diego si sta godendo tutto questo dall’alto. Per noi è un privilegio aver vissuto la sua era. «Paragonarmi a lui? Non l’ho mai voluto fare. Per me lui è il più grande di tutti e so che mi amava molto. Porto con me i ricordi bellissimi con lui, come il mondiale 2010 che abbiamo vissuto insieme».
Ora la sfida alla Spagna, domenica ore 21 italiane, a New York. Sarà Messi contro Yamal; la vincente dell’ultimo Europeo contro la vincente dell’ultima Coppa America. Il maestro contro l’allievo, di cui è diventata iconica, nelle ultime ore, una foto del bagnetto che Messi fece ad un neonato Yamal nel 2007, in occasione dello shooting per Unicef. Una partita da non perdere. Che anche Diego guarderà, sicuramente. E che magari benedirà, mettendoci la sua mano. De Dios.
Quarant’anni dopo, Leo come Diego: l’Argentina piega l’Inghilterra 2-1

