HomeSportCALCIO, LA RISCOSSA DEL “TANQUE” DENIS. ORA GLI AZZURRI SOGNANO IN GRANDE

CALCIO, LA RISCOSSA DEL “TANQUE” DENIS. ORA GLI AZZURRI SOGNANO IN GRANDE

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Con la tripletta di mercoledì sera alla Reggina, German Gustavo Denis ha ormai conquistato definitivamente i tifosi del Napoli e spazzato via tutte o quasi le perplessità sul suo conto. Il primo goal in particolare è stato di pregevole fattura, grazie ad una combinazione stretta in area con Hamsik e la finta di classe a precedere il bolide vincente. Grazie alle prodezze del centravanti argentino, il Napoli consolida il suo primato in classifica, affiancato dall’altra rivelazione Udinese e torna a sognare grandi traguardi, dopo tanti anni di sofferenze. E’ tutto un dolce amarcord in casa azzurra: 15 anni fa l’ultima tripletta in serie A di un giocatore partenopeo e anche in quell’occasione fu un sudamericano, l’uruguagio Daniel Fonseca a fare tris mentre è addirittura dal 1991 che mancava la vetta della classifica (grazie ad una vittoria ad Ascoli con doppietta di Zola e gol di Careca). Per Denis iniziano finalmente a sprecarsi gli elogi e qualcuno tra gli addetti ai lavori lo ha già accostato per caratteristiche tecniche nientemeno che a Batistuta. In ogni caso, al di là di poche prove veramente opache, l’avvio del Tanque non era stato così negativo: al suo attivo, fino all’altro ieri, 3 reti in Europa (due al Vllaznia e una al Benfica) e due, condite da un assist vincente, in campionato. Se andiamo a scorrere la carriera del centravanti argentino, vediamo che solo nella precedente esperienza italiana a Cesena e il primo anno all’Independiente, club da cui proviene, Denis ha veramente stentato. L’anno scorso la sua migliore stagione, contrassegnata da 27 reti totali, 18 nel torneo di Apertura e 9 in quello di Clausura. German ha sempre avuto il calcio nel sangue: alla tenera età di tre anni comincia a dare i primi calci ad un pallone nel San Martin per poi crescere agonisticamente nel club del suo cuore, il Talleres, con cui a 16 anni debutta nel calcio professionistico. Nel gennaio 2002 inizia la sua sfortunata parentesi romagnola, alla fine della quale torna in patria nelle file dell’Arsenal di Sarandì. Nella stagione 2004-2005 la sua esplosione definitiva in coppia, guarda un po’, con Calderon, che a Napoli fu un flop clamoroso tanto da essere considerato a tutt’oggi il bidone per antonomasia. Nel luglio 2006 arriva finalmente la chiamata di una grande del calcio argentino, l’Independiente allenato dall’ex-campione del mondo Burruchaga, già suo mentore ai tempi di Sarandì. Il suo primo campionato è deludente ma già l’anno successivo, col nuovo tecnico Pedro Troglio, ricomincia a brillare. Nell’Apertura 2007 segna 18 reti, diventando il miglior marcatore nella storia del club nei tornei brevi. A suon di gol e belle prestazioni arriva la convocazione nella Seleccion, dove debutta il 16 ottobre dell’anno scorso nella partita col Venezuela, subentrando a Carlitos Tevez. Ed ora, con le magie del trio formato da lui, Hamsik e Lavezzi, per il quale il popolo azzurro del web ha chiesto addirittura il ripristino della maglia numero 10 (ritirata in onore di Maradona), si può ambire a soddisfazioni sempre più prestigiose. Rispondendo ai cronisti, De Laurentiis, appena insignito per meriti nel campo cinematografico del titolo di Cavaliere del Lavoro, ha detto: “Scudetto? Dio solo lo sa”, scatenando così le fantasie dei già sovreccitati tifosi azzurri. Adesso davanti al Napoli, che ha già messo in riga fin qui squadre del calibro di Fiorentina, Juventus e Lazio, c’è lo scoglio San Siro, con la trasferta in casa del Milan, la rivale per eccellenza dei favolosi anni 80. Nostalgia canaglia; ma ora c’è la possibilità di rinverdire quei fasti e riagguantare una vittoria a Milano che manca dal 13 aprile 1986, una vita fa: 2 a 1, con le reti azzurre di Giordano e Maradona. Con questo Tanque, ispirato dalle invenzioni del Pocho e di Hamsik, l’impossibile diventa possibile. A domenica sera.

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