Basta una mezzora di grande Inter per conquistare i tre punti e mettere in cassaforte l’ennesima vittoria nerazzurra. Il Napoli, nella prima parte di gara, praticamente non è sceso in campo, consegnandosi mani e piedi alla banda Mourinho che nel giro di dieci minuti, tra il 15′ e il 24′, era già avanti di due reti. Reja rimescola le carte nella formazione iniziale; Contini è influenzato e viene rilevato da Aronica, in mezzo alla difesa c’è Rinaudo, scelto per fronteggiare lo strapotere fisico dei padroni di casa e a metà campo Pazienza è incaricato di dare geometrie alla squadra. In avanti, come previsto, gioca Zalayeta e non Denis, che si accomoda in panchina accanto agli altri due esclusi eccellenti di giornata, vale a dire Santacroce e Blasi. Nell’Inter spazio al 4-3-1-2, con Maicon e Maxwell a spingere sulle fasce, centrocampo tostissimo fisicamente con la linea Zanetti-Cambiasso-Muntari e Stankovic trequartista dietro Cruz e l’inamovibile Ibrahimovic. I nerazzurri scendono in campo decisi a vendicare la figuraccia di Champions col Panathinaikos e spingono da subito come forsennati, macinando gioco con grande fluidità mentre il Napoli se ne sta rintanato dietro. Al 15′ arriva il logico vantaggio dei milanesi; sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Muntari crossa da sinistra e Cordoba a centro area gira sul palo lontano, in mezzo alle belle statuine della difesa partenopea. Il possesso palla della squadra di Mourinho è altissimo e il Napoli non riesce in alcun modo a contrastare, prigioniero di un baricentro di gioco troppo basso e di un’esasperante lentezza nelle ripartenze. Al 24′ arriva la mazzata del 2-0; Cruz defilato sulla destra serve di tacco l’accorrente Maicon che scarica un potente tiro corretto in rete da un altro tacco di Muntari. Due colpi di tacco in una sola azione non si vedono tutti i giorni ma è il Napoli a latitare clamorosamente; spesso Cambiasso prende in consegna Lavezzi quando parte da lontano e così nessuno accende la luce. Intorno alla mezzora primi segnali di risveglio del Napoli con protagonista Zalayeta, autore di un paio di buone accelerazioni fino alla svolta che arriva al 36′: Lavezzi sulla destra salta Samuel e serve il Panterone al limite dell’area che gli restituisce la palla di tacco, il Pocho solo davanti a Julio Cesar segna con un perfetto “cucchiaino”. E’ un lampo accecante per la sua bellezza, il Meazza è ammutolito ma occorre cambiare più di una cosa nella squadra di Reja, dove in molti non sono in giornata mentre la difesa, ben registrata da Rinaudo, tutto sommato tiene botta dignitosamente.
Nel secondo tempo il Napoli entra in campo con un altro piglio, finalmente aggressivo e già dopo sedici secondi potrebbe addirittura pareggiare, grazie ad un tiro del solito Lavezzi su una delle rare verticalizzazioni di Gargano ma la palla viene deviata da Samuel in angolo. Sale però anche il nervosismo, vengono ammoniti Zanetti e Aronica per reciproche scorrettezze; l’arbitraggio di Rosetti, all’inglese nella prima parte della gara, diviene via via più fiscale e alla fine non saranno poche le decisioni discutibili, anche se nessuna inciderà decisivamente. Al 6′ si apre un’autostrada davanti a Maggio che scappa via in contropiede ma perde l’attimo giusto per calciare in porta; ora il Napoli gioca con la giusta mentalità, la difesa chiude bene, Mannini è protagonista di alcune buone sortite e si toglie addirittura al 13′ la soddisfazione di saltare il dirimpettaio Maicon in velocità. Le delusioni si chiamano invece Maggio e Hamsik, col primo che non si propone mai e soffre Maxwell e lo slovacco che si limita al compitino, senza nemmeno uno dei suoi celebri inserimenti in avanti. Al 14′ si vede finalmente Ibrahimovic, che ha giocato fin qui quasi da regista avanzato, che si beve Pazienza e Cannavaro ma il suo tiro trova pronto Iezzo a deviare in corner. Al 20′ entra Blasi per Hamsik e si posiziona davanti alla difesa, con Gargano sul centro-destra e Pazienza sul centro-sinistra. Dopo un paio di minuti il Napoli fallisce un altro contropiede, stavolta proprio con Pazienza; la squadra di Reja se la sta giocando quasi alla pari ma manca chi illumini il gioco o dia profondità e così Zalayeta e Lavezzi sono costretti ad arretrare per avere palloni giocabili. Intanto l’Inter è calata vistosamente e comincia ad accumulare perdite di tempo per innervosire l’avversario, aiutata anche dall’arbitraggio incoerente di Rosetti, che comincia a sanzionare qualsiasi contatto. Al 33′ Reja si gioca la carta-tridente con Denis che va a rilevare Maggio; un minuto dopo severissima ammonizione per simulazione per Lavezzi che va a terra al limite dell’area dopo un contatto con Maxwell (molto probabilmente era da fischiare una punizione). Il Napoli però non crea più niente negli ultimi minuti, il gioco si fa nervoso e spezzettato ed è anzi Zanetti al 41′, dopo un disimpegno errato di Cannavaro, a chiamare Iezzo all’intervento. Qualsiasi tentativo di proporre gioco viene vanificato dall’insipienza dei mediani di Reja, oltre che da Rosetti, che assegna un’incredibile punizione all’Inter nei minuti di recupero, per un’impercettibile trattenuta ai danni del nuovo entrato Adriano. Il Napoli esce comunque a testa alta dal Meazza; troppo arrendevole nella prima frazione, è cresciuto man mano ma ha denotato scarsa incisività in avanti e troppa dipendenza dalle lune di Lavezzi. Di certo, per essere veramente grandi, mancano un costruttore di gioco ed un attaccante prolifico. Sconfitta comunque indolore per la classifica, dove perdono tutte dalla terza alla sesta. Il Napoli, ancora quarto, ha ora davanti a sé tre impegni abbordabili prima della sosta natalizia: Siena e Lecce in casa e Torino fuori. Il calo comunque c’è (un punto nelle ultime tre gare e terza sconfitta consecutiva in trasferta); a Reja il compito di studiare delle contromosse e rendere il Napoli più spavaldo, specialmente lontano dal San Paolo. Per l’esame di laurea (da grandi) attendere prego.
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