HomeSportIL NAPOLI RITORNA IN ZONA CHAMPIONS: CUORE, LAVEZZI E IL GIALLO HAMSIK

IL NAPOLI RITORNA IN ZONA CHAMPIONS: CUORE, LAVEZZI E IL GIALLO HAMSIK

PUBBLICITÀ

Il 2009 del Napoli inizia sul piano dei risultati nel migliore dei modi: dodicesima vittoria in tredici gare stagionali al San Paolo e ritorno in zona Champions al posto della Fiorentina ma che fatica contro un Catania tutto asserragliato in difesa! Il gol liberatorio di Maggio è arrivato a dieci minuti dalla fine dopo una gara quasi completamente giocata all’attacco, grigia e sterile nel primo tempo, più concreta nel secondo. Finalmente risolutiva una mossa tattica di Reja, che ha avuto il coraggio, ad un quarto d’ora dal termine, di giocarsi il tridente, con Russotto e Lavezzi ali. Nella prima frazione di gioco il Napoli ed il Catania si sono annullati con i loro 3-5-2 speculari; Reja ha fatto a meno di Santacroce squalificato e Mannini influenzato, rilevati dal sempre pronto Rinaudo e da Vitale mentre Zenga ha schierato Sardo e Izco sulle fasce e il duo Morimoto-Mascara in avanti. Il Napoli all’inizio ha palesato i consueti limiti di costruzione, col suo gioco tutto in orizzontale, con Blasi e Gargano a mordere caviglie a tutto campo (basta non chiedergli di impostare), il solito evanescente Hamsik e Lavezzi voglioso ma molto impreciso. Zenga, con la sua marmellata di difensori e centrocampisti di rottura, era riuscito ad invischiare gli azzurri in maniera pressochè impeccabile. Per far decollare la gara ci si aspettava solo un colpo d’ala di qualcuno dei solisti, visto che neanche sulle fasce l’undici di Reja riusciva a sfondare, con Maggio molto discontinuo e Vitale discreto in fase difensiva ma quasi sempre fuori misura nei cross. La possibile svolta si poteva avere col calcio di rigore, fallito in maniera soprendente da uno specialista come Hamsik, il cui unico segno di vita è stato un assolo concluso con un tiro deviato in angolo pochi minuti prima. Resta da capire cosa stia accadendo al talento slovacco, troppe volte sottotono quest’anno, al di là delle reti realizzate. Il Lampard azzurro, il centrocampista tuttofare incensato dagli addetti ai lavori e cercato da mezza Europa, che fine ha fatto? Non sembra una questione tattica, visto che il 3-5-2 è perfetto per lui, che in questo schema ha grande libertà di inserirsi senza dover badare troppo alla copertura e neanche di forma, visto che è un intero girone che gioca così. Forse le sirene di altre squadre? O semplicemente, come capita ai giovani talenti, sta attraversando una fase di transizione prima dell’approdo allo status di campione indiscusso? Un altro giovane talento, Russotto, subentrato proprio ad Hamsik, si è fatto invece notare e non solo per gli stravaganti scarpini rossi. Il 3-4-3 del finale, con lui e Lavezzi a far da rampa di lancio per Denis, ha premiato il coraggio di Reja e ha suggerito una promettente variazione sul tema per le prossime gare (magari anche in trasferta?). Quanto a El Tanque, ancora troppo macchinoso nei movimenti e privo dello spunto vincente in area, bisogna dire che ha avuto il grande merito di entrare nei due momenti più importanti della gara, conquistandosi il calcio di rigore con un passaggio filtrante toccato irregolarmente da Terlizzi e vincendo di forza un rimpallo nell’azione del gol di Maggio. E’ stata dunque la vittoria del cuore, della caparbietà contro il fortino degli etnei (ma in quanti erano a difendere?), del solito diesel Lavezzi, che è cresciuto alla distanza, come gli capita spesso, prendendo per mano la squadra. Sul mercato non c’è moltissimo, ma un Tissone a metà campo, un Pasqual nel caso la Wada dovesse squalificare Mannini e magari una punta per completare un reparto offensivo non ricchissimo per varietà di soluzioni sono opzioni da non scartare a priori. Marino, pensaci. E Reja continua così (ad osare).

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ