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ACCANTONATA LA CHAMPIONS, I DOLORI DEL GIOVANE NAPOLI E LA LEGGE DEL PIANTO

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Povero Napoli. E’ la prima cosa (o quasi) che viene in mente al termine della gara di ieri, persa piuttosto immeritatamente contro una Fiorentina forte ma non certo trascendentale. Una gara che, condotta con maggiore convinzione, avrebbe potuto portare in dote un prezioso pareggio; ma quanti palloni mal gestiti, quante ripartenze fallite per un soffio, quanti disimpegni fatti con superficialità! Ci si sono messi poi gli infortuni, come quello occorso a Gianello che ha spalancato le porte dell’esordio al giovanissimo Sepe, l’arbitraggio di Rizzoli, che in qualche modo deve aver “recepito” le lamentele (anche giuste, in verità) da parte viola per i recenti torti subiti e l’ormai endemica incapacità di Reja di cambiare in corsa il volto alla partita e sorprendere così gli avversari. Complessivamente il Napoli ha fatto registrare dei timidi progressi rispetto alle altre trasferte, difendendosi discretamente e senza andare troppo in bambola contro gli attacchi insistiti ma non molto incisivi dei padroni di casa. E’ stata una gara non eccelsa, tra due squadre che non scoppiano di salute, per così dire ma abbastanza gradevole; in alcune fasi si sono visti rapidissimi rovesciamenti di fronte, col Napoli che a tratti ha provato anche a macinare gioco ma invano, visto che nessuno a centrocampo era in grado di dettare l’ultimo passaggio. A centrocampo Blasi, schierato in cabina di regia, è stato troppo impreciso e al solito falloso; Pazienza sembrava un marinaio che si aggrappa all’albero della nave mentre intorno infuria la tempesta mentre Bogliacino ha azzeccato solo un paio di aperture, evidenziando ancora una scarsissima condizione atletica. E’ piaciuto molto invece Vitale, autore di un gol peraltro fortunoso ma che ha giostrato sulla sinistra con grande personalità, dando una buona mano anche in difesa. La Fiorentina è stata più efficace dei partenopei in fase di possesso palla, guidata dal suo nocchiero brasiliano Felipe Melo, fresco di convocazione nella Selecao di Dunga; quanto servirebbe al Napoli un giocatore così, un regista con fisico alla Adriano, fosforo e piedi buoni! Decisiva poi la mossa di Prandelli a metà del secondo tempo, che ha inserito Pasqual e Semioli, passando al 4-4-2 classico, con Santana e l’ex clivense a sfornare cross dalle fasce per le due torri Gilardino e Bonazzoli, che a sua volta aveva rilevato il talento Jovetic in avvio di ripresa. Per gli azzurri la lezione da trarre dalla sconfitta del Franchi è quella di crescere sul piano della maturità, di osare di più, di giocare con un piglio più deciso: in questo, dispiace battere sempre sullo stesso tasto, dovrebbe essere di esempio il tecnico, incaricato di indicare la “retta via” ai suoi giocatori e incidere sulle partite con le sue scelte. Magari anche cominciare a farsi sentire dal cosiddetto Palazzo non sarebbe male, visto che chiunque si sia lamentato dei torti arbitrali sia stato poi in qualche modo “ricompensato” nella partita successiva, in modo non eclatante ma palpabile: vero, Napoli? Altra cosa: ma il gioco di Reja prevede l’utilizzo di un centravanti, in trasferta? Si è visto ieri il pur volenteroso Zalayeta, reduce (l’unico!) da una bella prestazione contro la Roma, arretrare costantemente a centrocampo, per fare mille sponde e tocchi di prima; ma a che serviva se nessun centrocampista si inseriva e se poi in area immancabilmente non c’era nessuno? L’acquisto dell’argentino Dàtolo pone invece Reja di fronte ad un bivio: continuare imperterrito col 3-5-2, snaturando così il giocatore che non sembra adatto a tale tipo di modulo oppure battere altre strade? Il suo arrivo va considerato come una benedizione, innanzitutto perchè si tratta di un elemento tecnico, bravo anche nei calci da fermo, che va ad arricchire una mediana povera di talento; e poi perchè con lui si può provare anche una difesa a 4, con Maggio basso a destra e l’ex-Boca ed Hamsik a far da guastatori al servizio delle punte. Non c’è tempo da perdere perchè la classifica non è più splendente come qualche tempo fa: dati per scontati i primi quattro posti alle tre nobili del nostro calcio più la Roma in prepotente ascesa, bisognerà lottare fino alla fine con un nutrito nugolo di squadre quali Genoa, Fiorentina, Palermo e Lazio per conquistare un posto Uefa. Accantonati i sogni Champions, ancora prematuri per questa squadra, sarebbe veramente un peccato lasciarsi sfuggire l’Europa. Già da sabato contro l’Udinese bisogna reagire. Napoli, gioca e scrollati di dosso la timidezza.

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