Visto il Napoli di ieri, quante squadre nel nostro campionato gli sono inferiori? Questo è solo uno dei “terribili” interrogativi sorti al termine del mesto pareggio casalingo con l’Udinese. Sotto gli occhi del neo-acquisto Datolo ed ancora sotto choc per il kafkiano caso-Mannini, il Napoli ha offerto un’altra prova della sua indiscutibile involuzione tecnico-tattica. Una squadra tremebonda, confusionaria, che corre spesso a vuoto e che non sa letteralmente cosa fare col pallone tra i piedi. Giusta stavolta la mossa di Reja di provare Hamsik in veste di trequartista ma la prova dello slovacco, gol a parte, non è stata esaltante anche se si sono visti leggeri miglioramenti rispetto alle sue ultime, flebili esibizioni. Ormai endemica e financo irritante l’incapacità dei centrocampisti azzurri di mettere in fila tre-passaggi-tre: Blasi è sembrato una candela spenta, giù di corda anche atleticamente, Gargano ha cominciato a correre secondo i suoi standard solo nel secondo tempo ma sbagliando comunque la solita marea di appoggi e Maggio ha continuato la sua parabola discendente, fallendo persino nei fondamentali di base (stop sbagliati, cross in curva e via discorrendo). L’Udinese, schierata da Marino con un 4-5-1 con Di Natale largo a sinistra, pronto ad assistere Quagliarella, autore di una rete “alla Van Basten”, è parsa molto più squadra, con un centrocampo ben assortito, orchestrato da D’Agostino e animato dal settepolmoni Asamoah. Le folate offensive dei friulani, discontinue ma spesso pericolose, hanno facilmente messo in crisi la lenta retroguardia del Napoli, in cui si è salvato il solo Rinaudo: Cannavaro e Contini hanno offerto una prova a tratti sconcertante, con il primo autore dell’ingenuo fallo da rigore su Zapata e sulla cui fascia è stata una scorreria continua mentre l’ex-parmense è sembrato stranamente svagato, sbagliando quasi tutti i disimpegni. Aggiungiamoci poi che Denis è stato il solito “Tanque”, nel senso che ha la fluidità di movimenti di un carrarmato, a questo minuscolo Napoli non resta che il solito Lavezzi, che pure da 2-3 partite è in calo ma rimane quasi sempre il migliore dei suoi. Il Pocho deve però migliorare notevolmente sotto porta; è vero che arriva spesso in area dopo lunghe volate ma deve essere meno precipitoso nelle conclusioni, imparando a gestirsi meglio anche a livello nervoso. Va detto che il Napoli si è trovato in vantaggio di due reti quasi suo malgrado, complici un’autorete ed un calcio da fermo battuto con furbizia, a sorprendere la distratta difesa bianconera. Si è visto inoltre che la squadra non è affatto tranquilla, al di là dei limiti tecnici che pure in molti giocatori sono innegabili, perchè non è possibile sbagliare anche gli appoggi in orizzontale al compagno più vicino. Hamsik, l’unico centrocampista di talento, deve assumersi maggiori responsabilità nella costruzione del gioco; in questo lo potrà aiutare sicuramente l’argentino Datolo e su quest’asse potrebbe vedersi finalmente una mediana interessante in fase propositiva. Anche il pressing molto alto dell’Udinese ha contribuito comunque all’imprecisione degli azzurri, che hanno sofferto molto la ragnatela disposta dal tecnico dei friulani Marino. Non ha portato frutti invece la mossa di Reja di inserire Zalayeta per Maggio negli ultimi 25 minuti: nella nuova difesa a 4, Cannavaro, che già non aveva brillato in precedenza, schierato da terzino ha lasciato invitanti praterie agli avversari mentre in avanti il Panteron ha “tocchettato” bene come al solito ma senza mai andare al tiro o quasi. A questo punto la società rifletta: cosa può ottenere da questo Napoli? Arriverà domani, giorno di chiusura del mercato, un altro regalo? Una punta sarebbe decisamente necessaria, visto il mediocrissimo rendimento di Denis, che appare addirittura peggiorato rispetto alle sue prime uscite. Marino deve inoltre capire se Reja può ancora far parte, nel prossimo futuro, del progetto-Napoli: è il tecnico adatto per raggiungere i traguardi europei a cui giustamente ambisce il club? Club che deve imparare, come già detto, a farsi sentire di più nelle “stanze dei bottoni”: è sacrosanto protestare per l’assurda squalifica di Mannini, tanto più che in un caso analogo Totti se la cavò con l’archiviazione. De Laurentiis va ripetendo che il Napoli deve crescere per gradi, un passettino alla volta: bene, purchè tale crescita sia costante e non tradisca mai l’amore della quarta tifoseria d’Italia.
TANTI GLI INTERROGATIVI SUL FUTURO DEGLI AZZURRI DOPO LA PARTITA DI IERI
PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ
ARTICOLI CORRELATI
PUBBLICITÀ

