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I PECCATI DI REJA IN UN NAPOLI CHE AMA CONTRADDIRE I SUOI OSSERVATORI

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Non accadeva dal 1936. Sette sconfitte consecutive in trasferta. Un minuscolo, confuso Napoli eguaglia un primato dell’anteguerra, ovviamente negativo. Reja potrà attaccarsi al cambio di modulo (avete visto che non era colpa del mio amato 3-5-2?), alla stanchezza di Coppa, al fatto che fare risultato a Palermo è difficile, visto che qui ha perso pure il Milan. La verità è che questo Napoli è una piccola squadra, senza un progetto tattico che sia uno, le cui pecche sono state a lungo mascherate dalle prodezze di Lavezzi, da qualche partita anche lui in forte calo. Era giusto cambiare modulo, il 3-5-2 era diventato una gabbia per i giocatori ma, al di là di questo, occorrono altre qualità per giocare bene, concentrazione, condizione atletica, un minimo di tasso tecnico, tutte cose che non ci sono, almeno per il momento. Il Napoli è una squadra che peraltro ama contraddire i suoi osservatori; non si fa in tempo ad elogiare la ritrovata solidità difensiva ed ecco che in tredici minuti si trova già sotto di due reti. Sulla prima Aronica non chiude, sulla seconda assistiamo ad un capolavoro del trio comico composto dal difensore palermitano (ma l’aria di casa non dovrebbe caricare a mille?), l’ineffabile Cannavaro e il sempre più misterioso Navarro. Mister Reja, che pure ha avuto l’elasticità per imporre difesa a quattro e trequartista, ha contribuito a questo teatrino dell’assurdo con dei cambi da fantascienza. Innanzitutto, come suo solito, benchè in svantaggio, ha aspettato addirittura il 78′ per muovere qualche pedina. Il Napoli perde 2 a 1 e l’allenatore friulano non trova di meglio che togliere Hamsik, autore tra l’altro di un gol alla Del Piero, per sostituirlo con Pazienza, sì, avete capito bene. Non contento, scongela dal freezer Pià, un attaccante che era fumoso in serie B, figuriamoci in A. Il Palermo dal canto suo ha avuto un avvio furente, guidato da un Miccoli-monstre e ha messo subito al tappeto gli azzurri con un bis micidiale. Mancava il suo uomo-guida, Liverani, ma non si è visto. Dopo le due reti, ha aspettato placidamente la blanda reazione azzurra e ha tentato di colpire ancora in contropiede, mancando nella ripresa il tre a zero con Cavani, su gentile “omaggio” di Blasi. Il Napoli ci ha messo tanta buona volontà, col nuovo modulo ha fatto partecipare più uomini alla fase attiva, ha concluso la gara con un possesso palla doppio per minutaggio rispetto agli avversari. Ma la manovra è stata sempre troppo macchinosa, elaborata, con un’infinita ragnatela di passaggi che non ha portato a nulla o quasi. Si è vista una volta di più la cronica mancanza di uno che sappia sveltire e all’occorrenza verticalizzare la manovra: Gargano, schierato playmaker basso, è stato uno spettacolo da vietare ai minori. Maggio, il più sacrificato col nuovo assetto, è sceso sulla destra, almeno nel primo tempo, con buona frequenza ma è mancato come sempre nei cross. Va anche detto che l’anarchia tattica che regna nel Napoli non aiuta di certo le individualità ad esprimersi al meglio: vale per un buon giocatore come l’ex-doriano, vale a maggior ragione per campioni come Lavezzi, beccato dal pubblico con fischi di paura e a disagio anche lui per buona parte della gara. Mentre a destra Maggio provava a far qualcosa, a sinistra non c’era nessuno che spingesse: Aronica, acquistato anche per la sua duttilità tattica, in realtà tanto duttile non è, visto che come laterale non sa spingere e ha dimostrato di poter essere impiegato solo in una difesa a tre, sul centrosinistra. Aggiungiamoci i consueti lapsus di gente come Cannavaro, che gioca sempre e comunque, come prevede un decreto-legge del governo o Contini, la presenza ormai costante in panca di giovani virgulti come Santacroce e Russotto e il quadro (sconfortante) è completo. Molto probabilmente la scelta di disputare l’Intertoto in estate era di per sè giusta ma andavano presi alcuni accorgimenti, pensando al fatto che, iniziando a luglio, la squadra sarebbe scoppiata ad un certo punto della stagione. La rosa, per numero e qualità, non è certo eccelsa ma bisognava effettuare una maggiore rotazione di giocatori, un’altra delle tante cose che non rientrano nelle corde di Reja; a gennaio inoltre, stante l’involuzione di alcuni e il flop di altri, bisognava assolutamente acquistare due-tre elementi per irrobustire i reparti. Ok, sul mercato di riparazione non si fanno movimenti di spessore (ma chi l’ha detto poi?) e non c’è molto però si poteva quantomeno prendere qualche elemento di medio livello per far rifiatare chi gioca sempre. Impossibile non trovare in giro gente meglio di Pazienza o di Pià, la società in questo deve essere chiara: è Marino che non ha voluto prendere nessuno o De Laurentiis che non ha elargito abbastanza? E’ stato preso Datolo, ottimo giocatore ma che ricopre un ruolo non previsto nel gioco di Reja: dove e come sarà schierato? Troppe cose non stanno funzionando, troppe ambiguità ci sono in questo Napoli: si dice che manchi un leader in campo ed è vero ma fuori, in società, chi comanda? Chi tirerà fuori la squadra da questo inestricabile pantano? Marino, se ci sei batti un colpo.

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