LA TRISTE INVOLUZIONE DEL NAPOLI: DAI SOGNI DI CHAMPIONS ALL’ANTICALCIO

L'assedio dei tifosi allo stadio San Paolo

Che fare? Il celeberrimo interrogativo leninista riecheggia nella mente di Marino e De Laurentiis. Il Napoli è protagonista di una spettacolare crisi di gioco, di risultati, di motivazioni. Non riesce ad uscire dal suo guscio, sembra un animaletto ferito, senza energie per reagire. L’epilogo di un’altra maledetta domenica è tutto nell’assedio degli ultras, che per quasi quattro ore tengono la squadra in ostaggio all’interno del San Paolo. I tifosi chiedono a gran voce più investimenti per questa squadra e più controllo sulla vita notturna dei giocatori. In questo momento nel Napoli non funziona praticamente nulla e tutti i nodi stanno venendo impietosamente al pettine. Un mercato estivo condotto in modo infelice e non corretto adeguatamente a gennaio, una stagione iniziata troppo presto causa-Intertoto, una guida tecnica di modesta inventiva, una squadra male assemblata e da tutti, noi critici compresi, sopravvalutata a suo tempo. Ultimo errore in ordine di tempo quello di non accettare le dimissioni di Reja, gran signore ma anche lui in evidente stato confusionale. La stagione, per quanto abbia preso una piega disgraziata, è ancora salvabile: certo, bisogna tifare per una finale di coppa Italia Inter-Juventus ma il settimo posto è lì a due punti, sarebbe un delitto non provare a conquistarlo, anche per non sprecare un anno di programmazione. A questo punto perchè non chiamare un traghettatore, che restituisca coraggio e motivazioni ai giocatori? A giugno si riparta poi da un tecnico giovane e moderno, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra Allegri, Ballardini, Giampaolo, Conte e via discorrendo. Ieri il Genoa di Gasperini, altro allenatore emergente, in due-mosse-due ha vinto la gara, una volta resosi conto dell’incosistenza degli avversari. Primo tempo equilibrato, occasioni col contagocce, gioco molto spezzettato: leggermente meglio i rossoblù, che palla a terra sembrano di un’altra categoria. Napoli grintoso in avvio poi man mano emergono le solite, croniche lacune di gioco. Nessuno sa costruire, nessuno si muove senza palla; gli azzurri sembrano gli omini del calciobalilla. Maggio e Denis, i migliori sabato scorso contro il Bologna, ripiombano nel più grigio anonimato, venendo poi giustamente sostituiti, sempre tardi però, secondo i dettami del pensiero rejano. Nella seconda frazione, il doppio cambio Sculli-Jankovic per Mesto-Palladino produce la vittoria genoana. Questo deve fare un bravo tecnico, leggere la partita, fare mosse a sorpresa, senza aspettare tra l’altro i fatidici ultimi quindici minuti per intervenire, vero Reja? La squadra di inizio stagione, che pure non produceva un gioco ordinato e lineare, sopperiva alla mancanza di fonti di gioco con accelerazioni improvvise, con violenti strappi dei vari Lavezzi, Maggio, Hamsik. Un calcio essenziale, elettrico, fatto di vigoroso atletismo, a volte anche ben giocato. Fumo negli occhi. Quegli scatti, quelle corse impedivano agli osservatori di capire in profondità. Dietro quella frenesia, poco o nulla. Venuta meno la condizione fisica, “normalizzatisi”, depressi, i pochi assi in organico, Lavezzi in primis e trascurati altri, da Russotto fino al neo-bocciato Dàtolo, il Napoli si è via via liquefatto. L’acquisto dell’ex-Boca è un “mistero buffo”; al Napoli mancano un regista ed un laterale sinistro buono per il 3-5-2, arriva invece un giocatore bravo tecnicamente ma che sa fare solo l’ala sinistra in un 4-4-2. Reja ammette candidamente di non conoscerlo ma lui e Marino si parlano prima di agire? Assurdo non consultarsi su una mossa così importante, non è da società di serie A. Quante ingenuità in questo Napoli che De Laurentiis già immaginava in una prospettiva hollywoodiana e che dei filmoni americani ha solo la cornice ma non la polpa. Semmai da kolossal è la sua caduta nella polvere. Finito anche l’incantesimo-San Paolo, cosa resta di questa squadra? Il Genoa, con il doppio pistone Rossi-Mesto a destra e con Criscito a sinistra, in seguito supportato dal genietto Jankovic, non ha nemmeno faticato troppo per portare a casa i tre punti. Milanetto e soprattutto Thiago Motta hanno dato lezioni di geometrie ai malcapitati Blasi e Gargano, come sempre inabili a fare un passaggio in verticale che sia uno. Stupisce inoltre la mancanza di armi “di complemento” in questo Napoli: nessuno che sappia risolvere la partita con un tiro da fuori, con un colpo di testa, magari su palla inattiva, niente. Intervenga con urgenza De Laurentiis, ringrazi Reja per il lavoro svolto e lo sostituisca con un allenatore-psicologo, uno che rimotivi una squadra a pezzi sotto tutti i punti di vista. E per l’anno prossimo sleghi Marino dai mille compiti che si è assunto, dia una struttura plurale alla dirigenza: il dirigente avellinese potrà occuparsi meglio della campagna acquisti, solitamente suo pezzo forte (ma non quest’anno). Basta con le incertezze e con gli enigmi. Serve chiarezza per diventare grandi.