Centosessanta panchine, due promozioni e un approdo in Coppa Uefa; eccola qui la storia dell’ultimo condottiero infaticabile di Napoli, la storia di un uomo e di un allenatore vincente, che è riuscito ad ottenere risultati in una delle piazze più calorose del mondo, dove la frenesia e l’esigenza non consentono indugi, tanto da spazzar via in un batter d’occhio il lavoro di quattro lunghi anni. Va via a testa alta, anzi altissima Edy Reja, ma con il grande rammarico di aver lasciato il timone del suo Napoli nel momento più critico della stagione, nel pieno della crisi, una crisi alla quale il goriziano non ha saputo trovare i rimedi necessari, o forse non gli è stato dato il tempo necessario per trovare rimedi, fatto sta che Edy Reja va via da Napoli con un enorme rimpianto, perchè un uomo vero e leale come lui non avrebbe mai lasciato la squadra in un periodo di grande difficoltà, voleva uscirne lui per primo dal momento no insieme a tutti i suoi ragazzi, mai avrebbe pensato di sfuggire da una situazione cosi delicata- come invece è stato detto erroneamente all’indomani della sconfitta con il Genoa-, ma poi la decisione è spettata al Presidente ovviamente.
Finisce così la storia di mister Reja; l’uomo che più di tutti ha diviso stampa e opinione pubblica, criticato e martoriato spesso senza discrezione, ma anche apprezzato e stimato, lui che non le ha mai mandate a dire a nessuno, ma che è sempre stato schietto e sincero con tutti, lui che per i giocatori non ha mai avuto simpatie, ma ha sempre scelto sulla base di criteri oggettivi, lui che in realtà è stato sempre legato alle sue idee calcistiche, perchè uomo di calcio cui le situazioni esterne non hanno mai condizionato, lui che va diritto sempre per la sua strada!
L’uomo dell’anticalcio, del non gioco e dell’atatticismo secondo molti; i fatti dicono che invece Edy Reja è resistito ben quattro anni e mezzo a Napoli, dove tutto il resto conta poco, l’importante è solo vincere, e se non vinci non duri affatto. E’ l’allenatore che è rimasto sulla panchina del Napoli più a lungo negli ultimi trent’anni, meglio di lui hanno fatto solo William Garbutt dal 1931 al ’35 e l’uomo del record quasi impossibile da eguagliare, Eraldo Monzeglio con i suoi sei anni quattro mesi e undici giorni alla guida del Napoli agli inizi degli anni ’50.
Inizia il 18 gennaio 2005 l’avventura di Edy Reja col Napoli, era un martedì, e la domenica prima un rigore sbagliato di Calaiò non aveva permesso al Napoli di battere la Fermana al San Paolo, creando i propositi per l’esonero di Giampiero Ventura. L’esordio del goriziano sulla panchina partenopea è datato 23 gennaio, il Napoli è di scena a Padova contro il Cittadella, gli azzurri vincono 3 a 1 grazie alle reti di Montervino, autorete di Musso e Sosa, il gol del Cittadella fu uno sfortunato autgol dello stesso Montervino. Il Napoli era più o meno a metà classifica, lontanissimo dai play off, con Reja gli azzurri risalirono la china perdendo di li in poi solo una volta, lo scatenato Rimini era irragiungibile, e il Napoli finì ai play off, dove in finale, un insidioso Avellino ebbe la meglio e gli azzurri furono costretti a scontare un altro anno di C1. Dopo lo sfortunato paly off, uno sconfortato Reja diede le dimissioni, ma la fiducia di De Laurentis e Marino gli permisero di continuare; ai suoi ordini nel 2006-2007 gli azzurri conquistarono una felice promozione in serie B, con un primo posto mai in discussione e con Calaiò capocannoniere del girone.
Il 2007-08 è stato l’anno più tormentato dell’era Reja, un periodo difficile, fatto di malumori, tensioni e tante, troppe critiche gratuite che Reja dovette subire anche sul piano umano. La società mirava a superare l’ostacolo serie B almeno in due anni; con Edy Reja, invece, il Napoli sbalzò in serie A disputando un solo campionato in cadetteria. Fu una competizione da brividi, indimenticabile; complicatasi in partenza con la discesa della Juventus che scontava la bufera calciopoli in serie B con uno squadrone da Champions; fu un torneo lunghissimo e tiratissimo fino alla fine conclusosi all’utlima giornata nella festa di Marassi dove Napoli e Genoa volavano a braccetto in serie A, staccando il Piacenza quarto in classifica di ben dieci punti, un record vero e proprio, evitando così la lotteria dei play off. Resta questo il ricordo più bello di Reja nel suo trascorso a Napoli, lo dice nella conferenza di addio, dove ringrazia tutti, chi lo ha criticato e chi lo ha stimato, facendo notare che troppo spesso si è “sparlato” inguistamente di lui.
All prima in serie A con il Cagliari, lui che era sempre in panca con tuta e scarpette, si presenta in giacca e cravatta, perchè il Napoli, giunto nella massima serie, merita eleganza. Il team di Reja stupisce, dopo il crollo alla prima, vince 5 a 0 a Udine, batte Juventus, Inter e Milan al San Paolo, corona il suo stupendo campionato con il sogno Uefa infrantosi ben presto nella notte del “da Lus”, cattedrale del Benfica. Tutto il resto è storia recente. Grazie Reja!
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