HomeSportDE LAURENTIIS SCENDE IN CAMPO. LAVEZZI: NOI I COLPEVOLI, NON REJA

DE LAURENTIIS SCENDE IN CAMPO. LAVEZZI: NOI I COLPEVOLI, NON REJA

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Dopo otto sconfitte esterne consecutive e 404 minuti di astinenza dal gol, non era il caso di far troppo gli schizzinosi. Ed infatti questo punticino strappato con le unghie e con i denti in quel di Reggio Calabria, sul campo dell’ultima in classifica, vale oro. Serve a restituire un po’ di fiducia e di autostima in un gruppo affossato da ansie, liti interne ed incomprensioni tattiche.

Nel primo tempo l’avvio deciso dei padroni di casa ha sorpreso gli azzurri, scesi in campo fin troppo compassati, forse perchè attanagliati dalla paura. Sul solito errore difensivo è arrivato il vantaggio della Reggina, a punire un pacchetto arretrato che per il resto si è ben comportato. Complessivamente buona la tenuta della difesa a quattro anche se fisiologicamente un po’ schiacciata all’indietro, non essendo Santacroce ed Aronica dei veri terzini di spinta. Donadoni ha in pratica rimesso in campo l’ultima formazione rejana, con un 4-3-1-2 per la verità poco elastico, con la presenza contemporanea in campo di Bogliacino ed Hamsik a supportare il duo Zalayeta-Lavezzi. Soltanto nella seconda frazione di gioco si è visto un Napoli diverso. Il calo progressivo degli amaranto e la ritrovata freschezza di Hamsik e delle due punte hanno cambiato il copione della gara. Fino al fatale diciannovesimo minuto: su un’azione insistita del Panteron, il portiere Puggioni ha chiuso lo specchio all’uruguagio lasciando però colpevolmente incustodito il pallone, prontamente scaraventato nell’angolino alto dal Pocho.
Lì forse la svolta: il gol ha dato la scossa agli uomini di Donadoni ed in primis al ritrovato Lavezzi, fino a quel momento tra i peggiori in campo. A tratti, per una ventina di minuti, si sono riviste le serpentine del grande giocatore ammirato nel girone d’andata; non abbastanza però per portare a casa i tre punti ma sarebbe stata una punizione eccessiva per una buona Reggina.


L’era-Donadoni inizia così con un palliativo: la squadra ha evidenziato, come ovvio, le solite lacune strutturali e di gioco ma, almeno per un tempo, ha lottato con determinazione. La difesa a quattro va bene anche se, come ci “insegna” capitan Cannavaro, regala almeno una palla-gol a partita agli avversari. La poca spinta degli esterni può essere corretta solo a luglio sul mercato, non avendo gli azzurri in rosa fluidificanti di ruolo, eccetto Vitale, ieri infortunato. A centrocampo si è rivisto un Blasi ispirato nella corsa anche se non gli si possono certo chiedere compiti di regia: semplicemente, non è il suo ruolo. Si è notato un Pazienza finalmente combattivo ed insospettabilmente pericoloso in un paio di inserimenti offensivi mentre Bogliacino ed Hamsik, delegati a dare qualità alla manovra, sono stati fin troppo intermittenti. L’attacco ha creato pericoli solo nella seconda parte di gara anche se, senza il gol di Lavezzi, avremmo ancora una volta parlato di un reparto anemico come pochi nel panorama dell’intera serie A.


Da apprezzare anche la sincera autocritica del Pocho che ha scaricato sulle spalle del gruppo la responsabilità dell’esonero di Reja. Ora si attende continuità di risultati dagli azzurri, si spera riemersi dal vortice in cui erano finiti da tempo: l’infinita caterva di risultati negativi aveva evidentemente fiaccato il morale dei giocatori, divenuti “ipocondriaci”, anche al di là dei loro limiti oggettivi. Donadoni, da buon bergamasco, si è rimboccato subito le maniche: lo attende un lavoro innanzitutto da psicologo, adatto a riportare sulla retta via un team giovane, lasciatosi trascinare prima dall’euforia e poi da una depressione che sembrava senza fine. Ora, per uno strano scherzo del calendario, sotto con il Milan, patria dei trionfi donadoniani (da giocatore): una squadra che ha dovuto usare il pallottoliere col malcapitato Siena.
Attualmente Inzaghi e Pato segnano anche bendati: occorrerà la massima concentrazione, quella che a volte manca ai difensori azzurri, sempre a rischio-raptus. Forse in primavera vedremo il vero Napoli, così come dovrà essere secondo i dettami del suo nuovo tecnico: coraggio, un brutto inverno è ormai ai saluti.

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