Napoli-Milan era quella partita che decideva lo scudetto, circa un’era geologica fa. Oggi decide obiettivi molto più modesti: il Milan cerca di consolidare il suo terzo posto (avessi detto!), il Napoli, dopo il tracollo dell’ultimo periodo rejano, sta a metà classifica e può solo salvarsi con largo anticipo. Nonostante le premesse abbastanza deprimenti, è venuto fuori uno spettacolo discreto, con uno zero a zero che sta più stretto agli azzurri che ai rossoneri. Del Napoli sono piaciute la grinta, la concentrazione e, nel secondo tempo, la produzione offensiva, mai concretizzata però a dovere dalle sue punte; nel Milan poco da segnalare, a parte una buona partenza ed un insistito possesso palla. Annullato per presunto offside un gol regolare ad Hamsik, che correggeva in rete un colpo di testa di Zalayeta; dunque l’ennesimo errore arbitrale, causato da una svista del guardalinee Grilli e nemmeno stavolta Marino e De Laurentiis hanno protestato. Profilo troppo basso? Nelle formazioni di partenza, Donadoni sceglie, abbastanza a sorpresa, Grava a destra ed il rientrante Mannini a sinistra mentre Ancelotti schiera Seedorf trequartista dietro Inzaghi e Pato. Il Milan, fin dalle prime battute, è la solita squadra che si capisce perchè brilli nelle gare ad eliminazione diretta e non regga un campionato intero; ottima tecnica di quasi tutti i suoi interpreti, buoni movimenti corali e costante sensazione di pericolo ma in compenso pesano l’età vetusta di molti e la mancanza di accelerazioni, complice anche l’assenza di Kakà, in panca per via di un’imperfetta condizione fisica. Alla fine le occasioni create dalla banda-Ancelotti si conteranno sulle dita di una mano. Non così invece per gli azzurri che, dopo un primo tempo a sprazzi, in cui però grida vendetta l’episodio della rete annullata, cresceranno nettamente nella ripresa. Interessanti i duelli individuali, quasi tutti vinti alla distanza dagli allievi di Donadoni: Santacroce, dopo un avvio ruggente del suo dirimpettaio, “gioventù sfrontata” Pato, è salito in cattedra con chiusure ed anticipi imperiosi, così come i suoi colleghi di reparto Cannavaro e Contini, responsabili però di un paio di pasticci iniziali. Più equilibrato lo scontro a centrocampo: anche qui meglio il Milan all’inizio, con Beckham e Seedorf che provavano sornioni a tessere la manovra ma il Napoli complessivamente ha tenuto botta anche lì. Blasi è stato il solito guerriero anche se ha regalato qualche pallone di troppo, Pazienza sembra uno dei più beneficiati dalla cura-Donadoni, grinta e perfino qualche lancio ben calibrato. Fondamentale il ruolo dei due esterni Grava e Mannini, con il primo che ha aiutato Santacroce nel raddoppiare sullo sgusciante Pato mentre il secondo, fin dalle prime battute, ha dimostrato giustamente di voler spaccare il mondo ed è stato alla fine il migliore in campo. Nella grinta e nella voglia di riscatto di Daniele Mannini si specchia un Napoli parzialmente ritrovato; l’atteggiamento in campo è quello giusto, la difesa sembra aver ritrovato solidità, restano da correggere molte cose dalla mediana in su. Lì però le lacune sono strutturali e potranno essere colmate solo in estate; la squadra si trova spesso in imbarazzo quando deve fare la partita e in attacco non riesce a trovare un giocatore che sia uno che la butti dentro. Nella seconda frazione di gioco, grazie anche alla crescita di Hamsik (forse meglio sul centrosinistra che da trequartista), che ha servito un paio di bei palloni allo sprecone Zalayeta, gli azzurri sono riusciti comunque a mettere alle corde un Milan in riserva; almeno due le occasioni clamorose fallite dal Panteron davanti a Dida. Grazie alla topica dell’assistente Grilli nel primo tempo ed agli erroracci della punta uruguaiana nel secondo, la gara si chiude dunque su un pari che poteva essere tranquillamente una vittoria azzurra. Quando Donadoni avrà recuperato al 100% i suoi uomini di spicco, si vedrà sicuramente qualcosa di meglio; Lavezzi ad esempio ha giocato una gara indecifrabile. Nella prima frazione si è visto pochissimo ma è stato uno dei pochi ad impegnare il portiere rossonero; nella ripresa ha sprecato malamente un paio di ottimi assoli di Mannini, concludendo però con un finale da urlo. Alcuni duelli in velocità spalla a spalla con Maldini sono stati uno spettacolo nello spettacolo; sugli sviluppi di uno di questi, il Pocho è riuscito a mandare al tappeto perfino un veterano come Pirlo. Per il successore di Reja comunque sono tanti i segnali di ripresa; a tratti si è rivisto il bel Napoli dell’andata ma la mancanza di giocatori freddi in zona-gol pesa come un macigno. Non diciamo Careca ma lì davanti sarebbe bastato un Tiribocchi o un Corradi per metterla dentro e portare a casa i tre punti. In organico il bomber non c’è e Donadoni non lo può di certo creare in laboratorio. Ripassare l’anno prossimo, please.
NAPOLI, CALCIO: LA MANO DI DONADONI PORTA GRINTA E LAVORO DI SQUADRA
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