Terzo pareggio in tre partite per il Napoli di Roberto Donadoni. Avanti adagio quindi ma avanti. Non in classifica per la verità. Ma con la testa sì. E’ una squadra ora più convinta dei propri mezzi. Meglio disposta in campo. Copre bene le corsie laterali e si difende con ordine. Da centrocampo in su continua a faticare ma se Hamsik è quello visto ieri allora la musica può cambiare da un momento all’altro. A proposito, è solo un caso che manca Lavezzi e lo slovacco gioca una delle sue migliori partite stagionali? Il campioncino fu-bresciano, con più spazi a disposizione, ha sciorinato ieri un repertorio di aperture e verticalizzazioni mica male. Suoi entrambi gli assist per le reti di Zalayeta e Denis, finalmente riapparsi sul tabellino dei marcatori dopo anni luce. Ancora la tendenza a prendersi delle pause più o meno lunghe, ancora più compassato del consentito però che pulizia di calcio! Specialmente se rapportata alla complessiva modestia dei suoi compagni di reparto.
Roberto Donadoni è riuscito già a dare una sua impronta agli azzurri. Non sono più impauriti. Non si sciolgono come neve al sole al primo ostacolo. Anche la fortuna ha giocato il suo ruolo. Il mediocre Tagliavento grazia Santacroce, fin troppo esuberante, come suo solito. Denis, che non segnava da dicembre, mette dentro in girata, neanche troppo precisa, il due a due finale. Serve anche la buona sorte, nel calcio, quella che aveva abbandonato questi giocatori nell’ultima fase del ciclo-Reja. Quel Reja che però faceva giocare sempre gli stessi. Si intestardiva su alcuni, ne ignorava colpevolmente altri. Fino a casi emblematici come quello di Dalla Bona, non un campione ma un giocatore sicuramente utile, letteralmente bruciato dal tecnico goriziano. Il buon Roberto invece non teme nulla e ripesca dal gorgo dei dimenticati Grava, Amodio, persino Pià, attaccante rapido ma fumoso e leggerino come pochi al mondo. L’allergia alle sostituzioni invece, almeno a quelle fatte con tempestività, è quasi la stessa del suo predecessore ma il subentrato Denis segna e quindi ha ragione l’allenatore, almeno per il momento.
Sampdoria ieri più continua del Napoli, con una migliore gestione della palla, almeno nella prima fase. Mazzarri, uno di quelli della banda del 3-5-2, presenta un inedito Raggi esterno di centrocampo e la mossa, fino all’infortunio del laterale destro, è giusta perchè costringe Mannini sulla difensiva. Dall’altra parte Grava copre bene ma non spinge quasi mai per cui fino all’uno a zero di Palombo si vede un Napoli troppo arroccato. Nemmeno la Samp però, ordinata ma scolastica, punge troppo e col passare del tempo il gruppo-Donadoni, illuminato dalle giocate estemporanee ma sempre interessanti di Hamsik, cresce. Passo-caracollante-Mannini si vede un po’ di più anche se non ripeterà neanche di sfuggita il partitone disputato col Milan. Zalayeta mette finalmente dentro un pallone poi Navarro farà un altro pasticcio dei suoi, l’ennesimo. Su questo portiere bisogna prendere decisioni nette, per il suo bene: il talento c’è ma il giocatore va istruito e costruito sin dai fondamentali. Destinazione in prestito l’anno prossimo, con l’augurio di un felice ritorno alla base: potrebbe essere questa la ricetta giusta per lui. Per rimontare entrano Bogliacino e Denis, non Dàtolo, per cui proprio non si riesce a trovare una collocazione tattica, nè Russotto, ormai collezionista indefesso di panchine. L’uomo nominato tra i migliori talenti del mondo secondo una rivista sportiva inglese non gioca nemmeno quando manca il Pocho. E se non ieri, quando? Il Tanque salva dunque in extremis il Napoli, all’inizio dei cinque (eccessivi) minuti di recupero. Pazzini e Cassano, in fin dei conti, non hanno fatto troppa paura. Ed i tifosi partenopei possono tornare a respirare: squadra schierata meglio, organico sfruttato anche nelle sue risorse un tempo sottovalutate, fine dello “sconfittismo”. Sono solo i primi passi ma è già tempo di futuro. Programmare, yes we can.
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