HomeSportNAPOLI, LA MISSIONE DI DONADONI: FORZA DELLA DIGNITA' E SPINTA SUDAMERICANA

NAPOLI, LA MISSIONE DI DONADONI: FORZA DELLA DIGNITA’ E SPINTA SUDAMERICANA

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La missione-dignità chiesta da Roberto Donadoni può dirsi compiuta. A Lecce si vede un Napoli combattivo e anche bello, nella prima frazione di gioco. Del resto più di mezza rosa si gioca la riconferma. Ed è in quest’ottica che il mister azzurro imposta la formazione. Fuori sei undicesimi rispetto alla sciagurata gita senese, e sono esclusioni che fanno rumore. Via il fin troppo esuberante Santacroce, lo sterile Blasi degli ultimi tempi ed Hamsik, il gioiellino apprezzato più dalle grandi d’Europa che a casa sua. Va in tribuna Marcelo Zalayeta, protagonista di un’assurda sceneggiata infrasettimanale, con finale a base di contrite scuse. La colonia sudamericana formata da Navarro, Bogliacino, Datolo e Pià trascina il Napoli ad un giusto pari con un generosissimo Lecce. L’uno a uno di ieri è figlio in gran parte delle parate ancora discutibili per stile ma efficacissime del numero uno argentino, altro giocatore non troppo stimato a queste latitudini. Il Lecce, schierato nel secondo tempo prima a tre punte e poi, nell’ultimo quarto d’ora, addirittura a quattro, le ha provate tutte per vincere e sembrava che il fortino azzurro dovesse capitolare da un momento all’altro. Ed invece la gran domenica di Navarro ha impedito l’ennesima sconfitta esterna. Il punticino strappato ai pugliesi è arrivato anche grazie alle scelte tardivamente coraggiose di Donadoni. Via giocatori fuori forma e sopravvalutati, in campo sostituti non eccelsi ma rabbiosi e alla ricerca di visibilità. Si vede finalmente una squadra dotata di spina dorsale, in senso caratteriale ma anche tecnico. La difesa a tre diventa a cinque in fase di non possesso, Bogliacino va in regia con Pazienza e il convincente Dàtolo ai lati, davanti ci sono una punta pesante, Denis, tutto grinta e limiti tecnici ed una leggera, Pià, svolazzante e pungente come mai nella sua carriera. Squadra ordinata, con buone geometrie, in cui si è rivista l’arma che aveva fatto le fortune del bel Napoli dell’andata: il contropiede. Dopo la sfuriata iniziale degli avversari, affamati di punti-salvezza, gli azzurri hanno creato almeno quattro limpide occasioni da rete, grazie alle praterie lasciate dal Lecce, che attaccava con generosità pari al disordine tattico. Avanti tutta all’arrembaggio e così il Napoli poteva colpire di rimessa, cioè il gioco che sa fare meglio. Chiarita finalmente l’utilità di Dàtolo, con una partita di grande qualità; tecnica e visione di gioco ne fanno il centrocampista più interessante in organico, al netto degli equivoci tattici. Finchè il fiato lo ha sorretto, innegabile il suo contributo alla costruzione del gioco; basta non fargli coprire porzioni di campo troppo estese. Nella seconda frazione De Canio buttava dentro prima Konan, schierato ala destra in un attacco a tre e poi anche Castillo, in un poker offensivo pericoloso ma infruttifero, per fortuna del Napoli. Che è riuscito a respingere tutti gli assalti leccesi, chiudendosi nel fortino. Cannavaro sul centrodestra ha confermato di non essere un fulmine di guerra, Vitale si è via via liquefatto, sostituito dal sempre puntuale Grava ma nel complesso il bunker azzurro, pur esposto a mille spifferi, ha tenuto. Per Donadoni sono tante le indicazioni positive: i giocatori hanno dimostrato la loro voglia di fare ancora parte del progetto-Napoli; su Navarro si può contare, a patto che diventi più continuo; Bogliacino in cabina di regia garantisce più qualità di Amodio, anche se copre di meno; Dàtolo non è un bluff. Non è il fuoriclasse che ti fa vincere da solo le partite ma può essere un’ottima mezzala; un’iniezione di fosforo e piedi buoni per rivitalizzare il Napoli. Che riscopre per un tempo, nella domenica dei suoi sudamericani, il suo lato migliore. Grinta e ripartenze. Verso un futuro più felice.

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